Domenica 30 Ottobre 2011

Redona: quartiere laboratorio
Ruolo essenziale della parrocchia

«Edoné» sta in fondo alla strada, dove una volta c'era tutta campagna e si trovava il cimitero di Redona. «Edonè» è un pezzo di futuro. È un posto gestito da giovani. È un bar, un circolo culturale, un luogo dove si discute. Dove si beve una birra.

Luca Cortinovis ha ventitré anni, frequenta ingegneria a Dalmine. Per venti ore alla settimana lavora qui, a «Edoné». Dice: «Siamo partiti un anno e mezzo fa, qui a Redona, sotto via Buratti. Il Comune ha realizzato questa struttura come centro giovanile, c'era un bando per gestire lo spazio. Abbiamo formato una società, "Utopia snc", siamo otto soci, e abbiamo vinto l'appalto, anche perché nel bando si specificava che la gestione doveva andare in via prioritaria a giovani del quartiere».

È una storia che mette in evidenza il carattere di questo quartiere che come tutti gli altri della città presenta un notevole invecchiamento della popolazione, ma che tuttavia produce idee, appare consapevole della realtà, delle urgenze.

Tornano alla mente le battaglie sindacali degli Anni Settanta, la questione della Filati Lastex. Redona era un quartiere industriale, fortemente operaio, stretto intorno alla sua parrocchia che da decenni interpreta anche le esigenze sociali più autentiche.

Monsignor Sergio Colombo è parroco di Redona da trent'anni, dal 1981. Dice: «La comunità cristiana è una presenza significativa nel quartiere; proponiamo un serio cammino di fede, ma anche di partecipazione profonda alla comune costruzione della società. La dimensione del quartiere offre al cittadino l'autonomia della vita cittadina, ma anche la possibilità di tessere relazioni, di fondare legami profondi e solidali».

Leggi su L'Eco di domenica 30 ottobre le due pagine dedicate all'argomento

m.sanfilippo

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