Sabato 12 Novembre 2011

Si è dimesso il premier Berlusconi
Fischi e festa in piazza al Quirinale

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha rassegnato le dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ne ha dato comunicazione il segretario generale della Presidenza della Repubblica Donato Marra. Il governo resta in carica per il disbrigo degli affari urgenti. La notizia flash è stata battuta dall'agenzia ApCom alle 21,41. L'ormai ex premier era arrivato al Quirinale alle 20,57.

«Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto oggi alle ore 21 al Palazzo del Quirinale il Presidente del Consiglio dei Ministri, onorevole Silvio Berlusconi, il quale, essendosi concluso l'iter parlamentare di esame e di approvazione della legge di stabilità e del bilancio di previsione dello Stato, ha rassegnato le dimissioni del Governo da lui presieduto», si legge nella nota.

Il Presidente della Repubblica, «nel ringraziarlo per la collaborazione, si è riservato di decidere e ha invitato il Governo dimissionario a rimanere in carica per il disbrigo degli affari correnti. Le consultazioni del Capo dello Stato si svolgeranno nella giornata di domani (domenica, ndr)».

Berlusconi ha lasciato il Quirinale dopo aver rassegnato le dimissioni utilizzando un'uscita secondaria. Fuori dal Quirinale si era riunita una folla che era in attesa della notizia delle dimissioni e che è esplosa in un boato di giubilo. Folla che aveva fischiato e urlato «buffone» all'indirizzo del premier quando era arrivato all'ingresso principale del Quirinale.

La prima tappa della giornata è quella che, a catena, ha condizionato tutte le altre. Nel pranzo con Mario Monti - destinato a essere il nuovo Presidente del Consiglio (dovrebbe ricevere l'incarico nella serata di domenica) - Berlusconi ha domandato invano garanzie sulla giustizia e su un governo con un preciso programma legato alla lettera alla Bce.

Ma Monti ha escluso un esecutivo costituito anche da politici e soprattutto ha rifilato un no alla presenza dell'attuale sottosegretario Gianni Letta, un boccone duro da digerire per Berlusconi che si sarebbe sentito garantito dal suo braccio destro. Così, a mani vuote, il Cavaliere si è scontrato con Umberto Bossi, il premier ha tentato di respingere le accuse di tradimento del Senatur e di convincerlo, inutilmente, a non spaccare l'alleanza.

Così Berlusconi si è presentato in Aula alla Camera, nel suo ultimo giorno da premier, è andato di corsa a Palazzo Chigi per un Consiglio dei ministri lampo e infine ha avuto un ufficio di presidenza durante il quale il Cavaliere ha dovuto parlare a un partito lacerato, al quale ha comunicato che per senso di responsabilità si dovrà camminare per forza sulla strada del governo Monti ma con onore e ponendo condizioni.

Cioè governo tecnico con il preciso programma di rispettare la lettera all'Europa e alla Bce. Un governo a scadenza «al quale in ogni momento saremo liberi di staccare la spina», ha concluso con un moto d'orgoglio il premier. Prima di dirigersi verso il Quirinale tra ali di folla che lo fischiavano.

m.sanfilippo

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