Domenica 13 Novembre 2011

Il vescovo Beschi ai catechisti:
«Testimoniate il Cristianesimo»

«Uno degli ostacoli all'evangelizzazione proviene dalla difficile, impossibile o inumana vivibilità del Vangelo. Nel nostro tempo, fare catechesi ed essere catechisti non significa soltanto testimoniare le verità di fede. Significa anche prospettare a tutti la possibilità di una vita impostata sul Vangelo nella gioia, nella festa e nella carità verso ogni altro».

È la consegna lasciata dal vescovo Francesco Beschi ai catechisti bergamaschi, che domenica pomeriggio si sono riuniti nel Palasettembre di Chiuduno per l'annuale incontro diocesano sulla traccia «In alto i nostri cuori!», che si è inserito nel programma pastorale diocesano «La famiglia, il lavoro e la festa».

Un evento che, per modalità, proposte e spazi, è unico nell'intero panorama ecclesiale italiano. Un evento che ha visto la sinergia dell'Ufficio catechistico diocesano e di gruppi e associazioni, in collaborazione con Comune e parrocchia di Chiuduno, Pietro Berzi, direttore del Palasettembre, Istituto alberghiero di San Pellegrino, scout di Loreto e Sarnico e numerosi volontari. Oltre 4.000 i catechisti presenti.

L'incontro è iniziato con il saluto del vescovo. «Il nostro tempo è una lotta con e contro il tempo. Quanto tempo si dedica alla catechesi per giovani e adulti nel nostro tempo dove non si respira l'aria cristiana di un tempo? Catechesi e catechismo sono i due polmoni della respirazione cristiana, che hanno bisogno di preghiera, Eucaristia, formazione».

Domenica mattina l'incontro con gli ucraini
«Vi ringrazio per la vostra fede, per le vostre tradizioni e per il vostro servizio e impegno nella nostra terra, soprattutto accanto ai nostri anziani e ammalati». Così il vescovo Francesco Beschi si è rivolto domenica mattina alla comunità ucraina, presiedendo, nella chiesa parrocchiale di San Tomaso de' Calvi, la Divina Liturgia in rito greco cattolico in occasione del 10° anniversario della presenza di tale comunità a Bergamo.

Per tutti i dettagli leggi L'Eco di Bergamo del 14 novembre

r.clemente

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