Venerdì 25 Novembre 2011

Acqua, «bocciata» la legge
Le opposizioni vanno all'attacco

La Consulta ha dichiarato incostituzionali due passaggi della legge sull'acqua della Regione Lombardia: la parte che riguarda il conferimento a società patrimoniali delle reti e degli impianti del servizio idrico da parte dei Comuni.

Subito si sono scatenate le reazioni dell'opposizione, del coordinamento dei comitati per l'acqua pubblica e anche del Codacons che chiedono alla Lombardia di cambiare la legge per adeguarsi al risultato del referendum dello scorso giugno.

L'assessore Raimondi: nessuna conseguenza immediata
La sentenza, ha precisato l'assessore regionale all'Ambiente, Energia e Reti, Marcello Raimondi, non avrà «nessuna conseguenza immediata. Le cinque province che hanno già società patrimoniali di ambito le mantengono. Le altre non avranno più la possibilità di costituirle».

«La società patrimoniale - spiega l'assessore - era stata introdotta nel 2003 proprio per consentire ai Comuni di effettuare investimenti con tempi di ammortamento più lunghi e quindi con un minore impatto sulle tariffe del servizio. Senza la patrimoniale, gli investimenti devono venire ammortizzati entro tempi più brevi, spingendo verso tariffe più alte e rallentando i necessari investimenti sulla rete. La sentenza della Corte quindi rende più ingessata e penalizza la parte della legge che più tutelava la soggettività pubblica del servizio idrico integrato. La patrimoniale prevista, infatti, era totalmente pubblica e proprio dei Comuni. Spiace constatare che questo sia avvenuto per una interpretazione giuridica cavillosa che non tiene conto, purtroppo, delle concrete esigenze del settore».

Martina (Pd): legge deve essere riscritta
«La Corte costituzionale ha stabilito che le reti idriche sono demanio pubblico, come le spiagge, i fiumi e le vette delle montagne». Lo sottolinea in un comunicato Maurizio Martina, segretario regionale del Pd, che spiega come la Corte «ha dunque ribadito il principio che gli italiani hanno voluto riaffermare con il referendum di giugno».

La Regione - prosegue Martina - «è stata bocciata ancora una volta su di una norma complessivamente illogica, ideologica e scritta di fretta lo scorso dicembre. Ora è ancora più chiaro che la legge deve essere riscritta a partire dall'esito del referendum». La sentenza della Consulta di fatto «dichiara incostituzionale la legge regionale sul servizio idrico».

«Anche perché - prosegue il segretario del Pd - il sistema ha bisogno di indirizzi certi che facciano ripartire gli investimenti e garantiscano la qualità del servizio».

r.clemente

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