«Ho appeso la laurea al muro
e adesso faccio l'allevatrice»

L'effetto è strano: una grande stalla vuota, e continui muggiti di sottofondo. Non è suggestione, nemmeno un segno di squilibrio: il rumore arriva dai vitelli dei vicini di casa, o meglio di cascina, che sono poi anche i cugini della protagonista di questa storia.

L'effetto è strano: una grande stalla vuota, e continui muggiti di sottofondo. Non è suggestione, nemmeno un segno di squilibrio: il rumore arriva dai vitelli dei vicini di casa, o meglio di cascina, che sono poi anche i cugini della protagonista di questa storia.

La stalla di Elena Lazzarini, per ora, è ancora sguarnita di ospiti e, per cercare di capire come sarà da qui a qualche mese, possiamo solo lasciarci trasportare dall'immaginazione: ma forse non è così difficile, ad ascoltare le parole della trentaquattrenne di Fontanella.

Lei, infatti, riesce in maniera coinvolgente, a fare prendere forma ai progetti che ha in testa. D'altronde, il difficile l'ha già fatto: non è da tutti appendere una laurea al muro e ripartire da zero, dando continuità a quella che, una volta, era l'attività di famiglia.

Era l'inizio del 2009: papà Mario se n'era appena andato in una giornata di fine inverno, l'ultimo lotto di bovini si era fisiologicamente esaurito e serviva tutto il coraggio del mondo per continuare in quella direzione. Ma a Elena sarebbe servita giusto qualche settimana per prendere la decisione definitiva e buttarsi in un'avventura nuova, ma neanche troppo.

In effetti, aveva passato l'intera esistenza su quei campi e tra quelle mucche (pardon, vacche: altrimenti verremmo corretti da lei), ma un conto era dare una mano dove ordinava papà, un altro dirigere da sola. Elena è partita subito con la coltivazione dei campi e ha dato il via ai lavori di ristrutturazione della stalla, che è da poco stata ultimata, con l'aggiunta di un impianto fotovoltaico che fornisce energia all'Enel, garantendo un'ulteriore fonte di introiti.

Mancano solo i bovini, ma è un discorso strettamente burocratico, in attesa delle ultime autorizzazioni. A quel punto, si potrebbe accarezzare l'assetto definitivo, con l'acquisto di una quindicina di vacche di razza piemontese, da sfruttare non più soltanto per l'ingrasso, ma da seguire dalla nascita alla crescita, per poi rivenderle in un secondo momento.

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