Benedetto XVI visita i carcerati
Come Giovanni XXIII nel Natale '58

Domenica 18 dicembre Benedetto XVI visiterà il carcere di Rebibbia. La prima visita ad un istituto di pena di un pontefice risale al 1958: Giovanni XXIII incontrò i carcerati di Regina Coeli. Un evento memorabile nel primo Natale da Papa di Roncalli.

Benedetto XVI visita i carcerati Come Giovanni XXIII nel Natale '58

Una fila di carcerati inginocchiati. Indossano divise a righe larghe che paiono pigiami. Protendono le mani verso un Papa anziano. A distanza di oltre 50 anni quei fotogrammi in bianco e nero scattati nel carcere romano di Regina Coeli sono ancora una scossa alle coscienze. Giovanni XXIII – nel suo primo Natale da Papa – aveva scelto un'opera di misericordia. Un gesto raccontato dai vecchi filmati Rai e dagli scritti del Pontefice bergamasco, impressionato dal fatto che “la stampa non solo italiana, ma di tutto il mondo” avesse continuato “a magnificare” il suo gesto, mentre per lui “fu cosa così semplice e naturale” (dai Diari del Papa).

Un gesto che sarà ripetuto domenica 18 settembre da Benedetto XVI nel carcere romano di Rebibbia, dove dialogherà con i detenuti, in un momento particolarmente importante, vista la tensione registrata negli ultimi giorni in alcuni istituti di pena Papa Ratzinger alle 10, nella chiesa centrale del carcere, incontrerà i detenuti e risponderà alle loro domande. Prima di lasciare il carcere - alle 11.30 - e far ritorno in Vaticano per l'Angelus, benedirà un albero che sarà piantato a ricordo della visita.

Quella di Papa Roncalli fu invece la prima volta in assoluto di un Pontefice in un carcere. Era il 26 dicembre 1958. Per vincere l'imbarazzo dei detenuti, raccontò di avere avuto anche lui un parente nei guai: una circostanza in realtà negata da alcuni biografi, per i quali si trattò di una piccola bugia per favorire il clima dell'incontro. Roncalli parlò di un familiare uscito a caccia ma senza porto d'armi.

La risposta dei detenuti presenti nella rotonda del carcere fu un solo grido: “Viva il Papa!”. Giovanni XXIII parlò a braccia: “Dunque eccoci qua. Sono venuto, m'avete veduto. Io ho messo i miei occhi nei vostri occhi, ho messo il cuore mio vicino al vostro cuore. Stiate pur certi che questa giornata sarà ricordata a lungo”. I detenuti lo circondarono commossi, e uno di loro - cogliendo di sorpresa anche il ministro della Giustizia, Guido Gonella - gli si inginocchiò davanti piangendo: “Santita' - chiese - le parole di misericordia che avete pronunciato valgono anche per me che sono un assassino?”. Papa Giovanni non rispose, diede una mano, lo aiutò ad alzarsi e lo abbracciò.

Un altro recluso aveva dipinto il volto di Giovanni XXIII.. Quando il Papa passò davanti alla sua cella, il detenuto agitò il foglio per donarglielo. Ma in mezzo a grida e applausi, il Papa non capì. Il giorno dopo i giornali riportarono anche l'episodio, parlando della delusione del detenuto. Il Papa mandò un sacerdote a ritirare il dipinto, incaricandolo di portare le sue scuse al detenuto. Dai giornali il Papa apprese anche che 300 detenuti in cella di rigore non avevano ottenuto il permesso di vederlo. A costoro riservò un pensiero semplice, inviando 300 immaginette ai “cari figli invisibili”. A ricordare quell'evento c'è anche un dono, conservato nella casa-museo di Camaitino a Sotto il Monte. Lì si trova un messale: sulla copertina sono incise le sbarre. È il messale offertogli dai carcerati di Regina coeli. Nei mesi successivi lo utilizzò nella celebrazione della Messa.

L'esempio di Roncalli fu seguito da Paolo VI che vi si recò il 9 aprile 1964. Lo stesso Giovanni Paolo II visitò Regina Coeli il 9 luglio 2000 in occasione del Giubileo delle Carceri. E proprio nel corso della visita chiese al Parlamento “un gesto di clemenza in nome di Gesù, anche lui carcerato” Wojtyla visitò anche il carcere di Poggioreale, a Napoli, mentre nel 1983 volle andare a perdonare Alì Agca detenuto a Rebibbia.

Emanuele Roncalli

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