Domenica 22 Gennaio 2012

Pignolo: spalancare i portoni
C'è da risvegliare il nobile borgo

«È un borgo che ha sofferto tanto. Vede qui, in piazzetta del Delfino? Quando io ero ragazzo c'erano tredici botteghe di alimentari. Adesso ce ne sono tre. E siamo nel luogo più vitale di tutta la via Pignolo alta, dall'incrocio con via Verdi fino alla Porta S. Agostino».

«Dagli Anni Settanta a oggi il borgo si è svuotato, le famiglie se ne sono andate. Adesso sembra un po' un dormitorio. Guardi, al numero 101 c'erano dieci famiglie per un totale di cinquanta persone: adesso ci sono dieci persone in tutto. Al 117 è successa la stessa cosa. La stessa cosa dappertutto. Io stesso ho due figli, io sono nato in Pignolo e penso che qui morirò; dei miei figli, nessuno è rimasto in Pignolo, tutti verso la periferia o l'hinterland...».

Cesare Fucili ha 75 anni e non si stanca di lavorare per il suo borgo, anche impegnandosi nel «Club Ricreativo Pignolo», istituzione che vanta centocinque anni di età. Strano borgo, questo, a cominciare dal nome, inesplicabile, sebbene qualcuno abbia suggerito la derivazione dall'antica pineta che copriva il colle: dal pino alla pigna, al pinolo, al «pignolo».

Accettabile? Strano borgo che parte da via Camozzi. La prima parte, fino alla piazzetta S. Spirito e a via Verdi-via S. Giovanni, per lo più popolare. Poi la magnifica via Pignolo alta con i palazzi delle famiglie nobili. Era la «via di parata» sulla strada che arrivava da Venezia. Poi di nuovo borgo popolare in via S. Tomaso, via Pelabrocco... Ma i confini del quartiere arrivano a viale Vittorio Emanuele, al Sentierone...

Questa «grande Pignolo» nei primi anni Sessanta arrivò a contare fino a diecimila abitanti, con una vitalità impressionante che si manifestava nelle rete di negozi, nell'oratorio affollatissimo, nelle scuole statali e delle suore che scoppiavano.

Altri tempi. Il parroco di Pignolo oggi è monsignor Walter Pala, arrivato poco più di un anno fa: «Credo non siano anni facili per il quartiere che si è trovato a diventare una sorta di cerniera fra la Città Alta e la città sul piano. In questi trent'anni ha sofferto dello spopolamento, della chiusura delle caserme, della ristrutturazione tipica di tanti centri storici».

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m.sanfilippo

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