Domenica 22 Gennaio 2012

Il vento aiuta a combattere lo smog
Lunedì incontro sul Patto dell'aria

Il vento ha fatto la sua parte e i dati delle centraline Aroa che si riferiscono al 21 gennaio ci fanno tirare un sospiro di sollievo: i microgrammi per metro cubo sono scesi a 52 in via Garibaldi, 54 a Dalmine, 63 a Filago e Treviglio, ancora un poco oltre la norma, ma comunque non ai valori d'emergenza dei giorni scorsi.

Resta comunque il fatto che il 2011, sono questo punto di vista, è stato un anno nero, in controtendenza rispetto ai miglioramenti registrati nell'ultimo biennio. Secondo il dossier di Legambiente, infatti, l'anno scorso la centralina Arpa di via Garibaldi (presa a riferimento, perché la più critica) ha contato 98 giorni di sforamento del limite di 50 microgrammi al metro cubo di Pm10, contro i livelli di 72-73 giorni del 2009 e 2010 e raggiungendo quasi i 108 giorni dell'annus horribilis che fu il 2008. La città è quindi fuorilegge rispetto alla normativa europea, che consente, al massimo, 35 superamenti in un anno.

I dati - contestati da Palafrizzoni che li considera comunque poco attendibili, «perché sul 2011 non ci sono ancora i rilevamenti definitivi dell'Azienda regionale per la protezione dell'ambiente», sostiene l'assessore all'Ecologia Massimo Bandera ? posizionano quindi la nostra città 14ª nella graduatoria nazionale dell'inquinamento atmosferico (con una media annuale di concentrazione di polveri sottili di 41 microgrammi al metro cubo) e 7ª in quella regionale. Ben otto capoluoghi lombardi su 12 si classificano tra i primi sedici posti, decretando il ben poco lusinghiero primato delle città lombarde come campionesse di smog nel 2011 e dimostrando come il problema dell'aria riguardi soprattutto la Pianura Padana. Ma Bergamo si piazzerebbe male anche per altri agenti inquinanti (questa volta si fa riferimento alla misurazioni del 2010 dell'indagine Ecosistema urbano), come l'ozono (Bergamo sarebbe quinta per sforamenti) e il biossido di azoto (terza per sforamenti), sostanze irritanti per le vie respiratorie e gli occhi.

Il responsabile provinciale di Legambiente Nicola Cremaschi prova a spiegare i risultati del «Rapporto Mal'Aria» e le cause del picco negativo del 2011. «È indubbio che l'anno scorso ci siano state condizioni climatiche eccezionali, con pochissimi giorni di pioggia, che hanno favorito la concentrazione di agenti inquinanti nell'aria. Però, considerata la crisi e quindi le minori emissioni industriali, nonché i maggiori controlli sulle caldaie, non resta che un soggetto imputabile della situazione: il traffico. Un'ulteriore prova che la causa principale del Pm10 siano le troppe auto in circolazione è data anche dal fatto che nel 2011 gli sforamenti ci siano stati anche prima del 15 ottobre. Una data simbolo, perché segna l'avvio della possibilità di accendere il riscaldamento e l'entrata in vigore delle ordinanze che dovrebbero limitare la circolazione dei mezzi più inquinanti». Messa a fuoco la causa, per Legambiente è necessario cercare di porre rimedio «non rincorrendo l'emergenza con interventi spot, bensì con un piano strutturale, che venga fatto per tempo e preveda un coordinamento tra città e Comuni vicini. Non è possibile che di aria si inizi a discutere solo a gennaio, quando esce il rapporto di Legambiente».

Di tutto questo si parlerà lunedì 23 gennaio al Tavolo sull'aria Comune che è scettico sul metodo dell'indagine. «Non per fare una polemica in salsa lumbard - commenta l'assessore Bandera che è leghista - ma a Napoli, ad esempio, nel 2011 non è nemmeno stato fatto il monitoraggio dell'aria. Quindi su quale base viene fatta una graduatoria nazionale, per di più su dati, quelli del 2011, che Arpa non ha ancora reso ufficiali?». E sui limiti europei: «35 giorni sono effettivamente una soglia troppo rigida». Per il titolare dell'Ecologia, inoltre, «se si guarda il panorama lombardo e le condizioni climatiche dell'anno scorso, Bergamo, per il Pm10, se la cava ancora bene, registrando 26 sforamenti in più. Mentre gli altri capoluoghi, come Milano, aumentano anche di 46 giorni». È indubbio, comunque, che si tratti di un problema sovraccomunale: «Lunedì, infatti, alle 14, quasi tutti i 37 Comuni dell'area critica sono convocati per il Patto sull'aria. Ma serve un lavoro che coinvolga anche tutte le regioni dell'area padana».

fa.tinaglia

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