Lunedì 23 Gennaio 2012

La Lega bergamasca ascolta Bossi
«La corsa solitaria non fa paura»

Pronti a rompere le righe, se il generale lo comanda. La Lega bergamasca accoglie le indicazioni che il leader maximo Umberto Bossi lancia da sotto il Duomo: non esclude la spallata all'alleanza con il Pdl – dalla Regione ai Comuni – e rimanda ai congressi la resa dei conti interna tra «cerchisti» e maroniani.

A Milano, infatti, oltre alla protesta contro il governo Monti, va in scena anche la «fenomenologia dell'unità», tutti a dire dal palco che «la Lega è indistruttibile e una», a distribuire le foto dell'abbraccio varesotto tra il Senatùr e l'ex ministro dell'Interno. Quel Bobo Maroni che anche la base orobica vorrebbe prendesse la parola e che invece se ne va silente e a piedi. Mentre Bossi, leone stanco, si allontana nella sua auto blu.

A dettare il passo, lento, del corteo è proprio Bossi, con al fianco Maroni, e due rappresentanti bergamaschi, l'assessore provinciale Silvia Lanzani (che ha sottolineato «la grandissima armonia e il grandissimo affetto» tra i due) e il consigliere regionale Roberto Pedretti. Più indietro la delegazione orobica, capitanata da un vero e proprio «one man show» come il presidente della Provincia Ettore Pirovano. Tra la folla si mescolano i deputati Giacomo Stucchi, Pierguido Vanalli (che è anche sindaco di Pontida) e Nunziante Consiglio, il segretario provinciale Cristian Invernizzi, i sindaci, gli amministratori, i militanti (2.500 dicono gli organizzatori; ma gli iscritti in Bergamasca sono 1.500) arrivati in auto, treno e 21 autobus. Speaker ufficiale, che si sgola come sul Pratone, l'assessore regionale Daniele Belotti.

Per tutti c'è «una partecipazione incredibile», favorita dal sole. Ma tutti, ammettono, che tra i diversi esponenti della Lega «una certa freddezza è evidente e c'era da aspettarselo». Bastano gli accenni di Bossi a Marco Reguzzoni, Rosy Mauro e Silvio Berlusconi per far partire i fischi. Ed è proprio la paventata possibilità di staccare la spina al governo di Formigoni che innesca una serie di reazioni a catena. «Certo che sono pronto ad andarmene, sono stato messo lì dalla Lega e alla Lega rispondo. Non è un mistero che la Lega in Regione viva un forte disagio e malessere, non c'entra niente, per etica e comportamenti, con certi personaggi del Pdl», dice Belotti, riferendosi alla tangentopoli in corso. E Pedretti gli fa eco: «Siamo militari di un esercito, ovvio che se il generale dà un ordine siamo pronti a obbedire e a mollare». Idem il collega Giosué Frosio: «Sono già pronto ad andare a elezioni da un po', se lo dice Bossi a maggior ragione».

Ovviamente il «caso Lombardia» potrebbe avere un effetto domino sui livelli più bassi, dalle Province ai Comuni. Pirovano smentisce: «È un "al lupo al lupo" per spaventare, penso che non ci sia nessuna intenzione di far saltare le alleanze consolidate che funzionano. Bossi ha parlato di un governo specifico, quello della Regione». Versione confermata da Invernizzi («Non credo che usciremo dalle Giunte in carica»), che però non esclude una corsa solitaria della Lega nelle prossime tornate amministrative: «Aspettiamo indicazioni ufficiali, ma noi non abbiamo problemi a correre da soli».

L'obiettivo dei bergamaschi è dichiarato: rompere il «cerchio magico», l'entourage dei fedelissimi del Senatùr. «La piazza si aspetta una piazza pulita. La resa dei conti non si fa certo in piazza Duomo, ma nei congressi», chiosa Belotti. Uguale per Stucchi: «La gente ha dimostrato che Bossi e Maroni sono entrambi amatissimi. La Lega è Bossi con al fianco Maroni e altre persone, che devono essere capaci di sostenere le azioni di Bossi nel guidare la Lega». Insistono pure Pedretti – «I congressi devono rimettere le cose a posto. Il Capo è il Capo, ma intorno deve avere solo Maroni e Calderoli» – e Vanalli: «Le questioni si risolvono in casa propria, Bossi ha dato le indicazioni e adesso le cose si sistemeranno un po' alla volta. La manifestazione di Milano è la dimostrazione che tutto è bene quel che finisce bene. I fischi? Con i precedenti, è naturale che anche un piccione con la scritta "Reguzzoni" sarebbe stato tirato giù a sassate».

Per Bergamo resta anche un'incognita sul congresso provinciale. «Dal Consiglio federale non è uscita una linea definitiva – spiega Stucchi –. Non si sa se dovranno essere rifatti tutti o quelli che sono in carica da più di un anno. Bergamo sarebbe al limite, vedremo. Problemi non ce ne sono, l'importante è ascoltare la base».

Benedetta Ravizza

fa.tinaglia

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