Domenica 29 Gennaio 2012

Ecco la Madonna del Bosco
Luogo incantanto, che soffre le auto

Benvenuti nella Contea degli Hobbit. Campagna, piccole case, antiche costruzioni. Benvenuti nel quartiere della Madonna del Bosco, ovvero la Val d'Astino, il più piccolo quartiere della città, con circa duecento abitanti (quattrocento allargandosi un po') e uno spazio che si abbraccia in uno sguardo: la conca dei colli che stanno sotto San Sebastiano, sotto San Vigilio, fino al Castello Presati e al confine con Mozzo.

Fino agli Anni Sessanta era una contrada agricola, campi di grano e granoturco attorno al grande e antico monastero di Astino. Oggi il paesaggio non è cambiato, grazie anche alla tutela del Parco dei Colli. Sono cambiati invece gli abitanti. Al posto delle famiglie operaie e contadine sono arrivate famiglie benestanti che hanno ristrutturato cascine e casette facendone eleganti dimore. L'ultimo grande restauro è in atto in questi mesi: l'ex monastero benedettino, presente in questa valle dal XII secolo, divenuto poi nei secoli manicomio, e poi cascina agricola dalle ampie cantine dove i contadini della zona conferivano il vino. Fra gli antichi abitanti della zona ci sono Giancarlo Lozza e Giuseppina Mazzola che gestiscono la trattoria che sta davanti all'incrocio fra la via Madonna del Bosco e la via Astino. Dice Giancarlo Lozza: «Sono nato qui sessantanove anni fa. Eravamo una famiglia di contadini, tenevamo le bestie, il vigneto. Io facevo il muratore. Poi ho sposato Giuseppina che era della famiglia del ristorante che c'è alla Madonna della Castagna, a Fontana. Insieme a lei ho aperto una cantina dove si beveva il nostro vino e si mangiava il pane e salame, il nostro salame. Da lì abbiamo aperto la trattoria, quella che esiste ancora oggi. Abbiamo ancora della campagna, la coltiva nostro figlio Elis, teniamo delle mucche da carne, animali da cortile, cavalli, asini, il maiale. Eravamo tutti contadini, qui, una volta. Poi se ne sono andati tutti». Giancarlo e Giuseppina parlano nel soggiorno, dietro la cucina della trattoria. Parlano della loro verde valle e della coda di automobili che ogni mattina si allunga sulla strada a partire dal semaforo per Longuelo. Parroco di questo piccolo mondo è monsignor Vittorio Bonati che alla Madonna del Bosco si trova da vent'anni, dividendo il tempo con altri incarichi in Curia.

Alla sua parrocchia, don Vittorio è molto legato. Dice: «Della parrocchia siamo in realtà soltanto centoquaranta anime. Poi si aggiungono le suore della casa di riposo delle Poverelle e i rifugiati fuggiti dalla Libia che sono una ventina. In totale siamo duecento persone». La casa di riposo delle suore si trova a cento metri dalla chiesa parrocchiale. Dice suor Lidialba Mainetti: «Ospitiamo trentasei suore anziane che non sono più autosufficienti. Noi addette alla cura siamo in sei, poi abbiamo nove persone dipendenti. Le suore sono arrivate qui nel 1929 con la casa di riposo, era un luogo molto apprezzato in Bergamo per la sua salubrità.

La gente del posto chiese alle suore di aprire un asilo per i bambini e l'asilo partì l'anno dopo all'interno della struttura della casa. Nel 1957 venne realizzato quello esterno che andò avanti fino agli Anni Ottanta. Ancora oggi cerchiamo di dare una mano in parrocchia con la catechesi, con la visita agli ammalati». Don Vittorio sorride. I bambini e i ragazzi del suo piccolo gregge sono ben pochi. Due sono qui in casa parrocchiale, oggi, accanto alla chiesa. Marco Natali ha quindici anni e si muove in carrozzina, ma il marciapiede di via Madonna del Bosco per un tratto è così stretto che deve scendere sulla strada. Carlo Pievani ha diciotto anni, vive in via Castello Presati ed è volontario in parrocchia. Fra l'altro tiene i rapporti con i giovani fuggiti dalla Libia. Dice Carlo: «Sono alloggiati qui di fronte, credo su iniziativa della Caritas di Bergamo. Sono in ventiquattro, con loro abbiamo ottimi rapporti, sono persone felici di trovarsi a Bergamo, di essere fuggiti dall'inferno della Libia. Studiano al Patronato. Quattro di loro sono cristiani, parliamo in inglese, vengono a Messa tutte le domeniche, a volte anche di giorno feriale. Nessuno di loro è libico, si trovavano in Libia per lavoro, erano emigranti, provenivano da Togo, Guinea Bissau, Costa d'Avorio, Nigeria...». Dall'Africa, dall'inferno della guerra civile alla pace della Madonna del Bosco. Dice Giampietro Fratus che è nato fra questi colli e abita in via Astino: «Certo che questa è una zona privilegiata di Bergamo. Ma abbiamo alcuni problemi anche noi, legati al traffico: la via della Madonna del Bosco è considerata una variante della Villa d'Almè-Dalmine ed è molto trafficata. Specie al mattino si formano code al semaforo di Longuelo che arrivano fino qui alla chiesa parrocchiale, circa quattrocento metri di coda! Credo che una soluzione andrebbe studiata».

fa.tinaglia

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