Lunedì 30 Gennaio 2012

«Sami, la mia vita ad Auschwitz»
E al Mascheroni ragazzi in lacrime

Ci sono ragazzi che si asciugano le lacrime, che non vogliono saperne di stare al loro posto, dentro agli occhi. Qualcuno singhiozza. Samuel Modiano scende dal palco, l'incontro è terminato, ma i ragazzi in piedi non smettono di applaudire. Sami si avvicina agli studenti delle prime file, li abbraccia, dice: «Non piangete, non è questo che voglio».

Non piangere non è facile. Sami Modiano questa mattina in due ore ha raccontato qui al Liceo Mascheroni alcuni momenti della sua vita, un anno e mezzo della sua vita, dalla deportazione ad Auschwitz fino alla liberazione da parte dell'esercito sovietico. Un'iniziativa voluto dal liceo Mascheroni, dalla Consulta degli studenti, dall'Aned, dal Rotary Bergamo Nord. Questo pomeriggio alle 18 incontrerà la città alla Borsa Merci, domani mattina sarà di nuovo al Mascheroni.

Sami venne deportato a tredici anni di età dall'isola di Rodi con tutti i suoi parenti, con tutta la comunità di ebrei italiani, circa duemila persone. Ha raccontato: «Tra i parenti da parte di padre a quelli da parte di madre eravamo in sessanta. Sono tornato soltanto io. Vedete, io non sono una persona normale, nella mia vita ho sempre avuto incubi, momenti di depressione. Sono cose troppo terribili per un ragazzo di tredici anni. Io sono sopravvissuto, anche se volevo morire come gli altri. Invece Dio ha voluto che sopravvivessi. Vedete ragazzi, in questi ultimi anni ho cominciato a raccontare e allora ho pensato che per questo sono sopravvissuto, per raccontare a voi queste cose, perché non si ripetano. Quando sono tornato a casa, non c'era più nessuno, ero completamente solo al mondo. Sono andato a lavorare. Mio padre voleva che mi laureassi, ma come potevo? Voi avete una famiglia che vi aiuta, vi sostiene, andate avanti, studiate e poi impegnatevi per avere un mondo buono».

e.roncalli

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