Martedì 13 Marzo 2012

Non era 'ndrangheta nel 2005
«Nduja»: pioggia di assoluzioni

Non c'è il marchio della 'ndrangheta sull'organizzazione dedita allo spaccio di droga e all'estorsione smantellata nel 2005 dai carabinieri del Ros. E questo, nonostante i cognomi evocativi di qualche imputato e nonostante l'associazione per delinquere di stampo mafioso fosse stata riconosciuta in due precedenti processi.

Cade il 416 bis al secondo passaggio in appello per l'inchiesta 'Nduja e trascina con sé l'impianto accusatorio che in primo grado aveva portato a condanne per 140 anni di carcere. Risultato: sette assoluzioni e cinque condanne sensibilmente ridimensionate.

Per la corte d'appello di Brescia, che s'è pronunciata lunedì 12 marzo, non c'erano la capacità di intimidazione e il radicamento sul territorio tipico delle organizzazioni malavitose del Sud. Quella capeggiata - secondo l'accusa - da Giuseppe «Pino» Romano, 52 anni, calabrese residente a Romano di Lombardia, era semmai un'associazione semplice.

È lui, difeso dall'avvocato Luigi Villa, l'unico che è stato condannato anche per questo reato (qualcuno era già stato «punito» dal gup in abbreviato): ma la pena è passata dai 26 anni rimediati nel 2009 dal tribunale di Bergamo agli 8 anni e 2 mesi di ieri.

L'altro imputato illustre, Giovanni Condello, 63 anni, impresario edile calabrese residente a Carobbio, accusato di tirare le fila del gruppo estorsivo che s'occupava delle riscossioni credito nel mondo dell'edilizia, è stato invece assolto.

Per gli inquirenti esisteva un'organizzazione, contaminata dalle 'ndrine della Piana di Gioia Tauro, che fra il 2000 e il 2003 avrebbe agito nella Bassa (Romano, Isso, Torre Pallavicina, Cividate, Martinengo, Palosco, Ghisalba), in Valcalepio (Grumello e Carobbio) e nel Bresciano.

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m.sanfilippo

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