Domenica 25 Marzo 2012

Galeotta fu la «Corsaröla»
Bergamasca sposa americano

Fra le viette di Città Alta, lastricate di pietra e storia, si sono conosciuti per caso i loro genitori. Angelo Nespoli e Raffaella Previtali, e William Huber e Patricia Iliff. Bergamaschi i primi, residenti a Zanica e con un negozio di frutta e verdura vicino a Piazza Vecchia; americani di Salinas (California), gli altri, in vacanza nella Città dei Mille ed entrati in bottega per comprare qualcosa. Lingue diverse, qualche gesto per capirsi e un'amicizia che prosegue da più di 25 anni.

Nel mezzo chilometri e chilometri di distanza, colmati da lettere e telefonate. Non è passato Natale senza che la famiglia Huber non mandasse una fotografia con gli auguri agli amici lontani. Ma fra quelle viette, chiacchierone al sole e addormentate all'alba, anche i veri protagonisti di questa storia, Ester Nespoli, 27 anni, e Stephen Huber, 28 anni, si sono incontrati. Ai quei tempi erano piccoli e non sapevano cosa il destino aveva in serbo per loro. Passarono più di 20 anni, Stephen tornò e si scoprirono innamorati.

Ed è stato lì, sotto lo sguardo emozionato dei turisti e del Campanone, che lui, arrivato a sorpresa dall'Africa (dove lavora per The Radler Foundation) la scorsa estate le ha chiesto di sposarlo e di seguirlo a Juba, nello Stato del Sud Sudan. E lei ha detto sì, pardon, yes. Lo stesso che hanno ripetuto insieme, sabato mattina, nella chiesa di SS. Salvatore in Città Alta. Il matrimonio è stato celebrato da don Alberto Carrara. Ad accompagnarli all'altare una grande famiglia, in parte italiana, in parte a stelle e strisce (una quarantina gli ospiti giunti dalla California, dal Texas e dal North Carolina) e in parte internazionale.

Fra i presenti quattro colleghi di Stephen, arrivati dall'Africa, e suo fratello Justin, militare dell'Esercito, che a giugno tornerà in missione in Afghanistan. E poco importa se, fra lingue straniere e dialetti, non si capisce tutto: in un giorno così basta sorridere. Fra pochi giorni i neosposini partiranno per la luna di miele in Thailandia e poi la vita proseguirà insieme, nel continente africano. “Seguirò Stephen in Sud Sudan e cercherò lavoro lì. La fondazione per la quale lavora è impegnata nella costruzione di pozzi d'acqua –spiega Ester che è laureata in Comunicazione interculturale e da anni lavora per Nuoto Bergamo Alta-. Lascio qui tutto: la mia famiglia, gli amici e il lavoro. C'è un po' di paura ma sono molto felice”.

Difficile sapere dove li porterà il futuro. “Vedremo come andrà a Juba. Magari faremo qualche anno in Africa e poi ci sposteremo in America. È ancora tutto da decidere”, aggiunge Stephen. Quello che è certo è che, ovunque si troveranno, con loro ci saranno anche i leoni di Piazza Vecchia e il contorno delle mura. A fare da quinta, complice e silenziosa, alla loro storia d'amore.

Michela Offredi

e.roncalli

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