Ettore Pirovano su Belsito:
«Doveva dimettersi subito»

«Chi? Ah, Belsito. Tesoriere? Ma lo è ancora? È ancora al suo posto?». Ettore Pirovano cerca di fare lo gnorri e di buttarla in ironia, poche ore prima delle dimissioni di Belsito. Ma dietro la dissimulazione si sente dal timbro della voce che è tutto un ribollire di sangue.

«Chi? Ah, Belsito. Tesoriere? Ma lo è ancora? È ancora al suo posto?». Ettore Pirovano cerca di fare lo gnorri e di buttarla in ironia, poche ore prima delle dimissioni di Belsito. Ma dietro la dissimulazione si sente dal timbro della voce che è tutto un ribollire di sangue. Il presidente della Provincia di Bergamo al primo sentore di puzza di bruciato sull'operato del responsabile delle casse della Lega (allora reo di aver investito i fondi del Sole delle Alpi in Tanzania) non l'aveva mandata a dire: «Deve dimettersi». E oggi che Francesco Belsito – tesoriere del movimento di Umberto Bossi – è indagato con l'accusa pesante di appropriazione indebita e truffa aggravata ai danni dello Stato (in relazione ai finanziamenti pubblici che la Lega percepisce come rimborsi elettorali), nonché di riciclaggio, Pirovano ribadisce: «Doveva lasciare l'incarico già da tempo».
Belsito non le dava fiducia?
«Non posso rispondere in questo senso, perché non conosco personalmente Belsito. L'ho solo visto in aula un paio di volte quando era sottosegretario».
Allora perché ha chiesto subito le dimissioni?
«Se si fosse dimesso allora (quando sono emersi gli investimenti in Tanzania con i fondi della Lega, ndr), oggi ci sarebbero meno problemi. Indipendentemente da come andrà a finire questa vicenda, quando una persona è immischiata in cose del genere, che sembrano peraltro fondate, sarebbe una scelta opportuna lasciare gli incarichi che si ricoprono».
Davide Boni in Regione è ancora al suo posto di presidente del Consiglio regionale.
«Anche in quel caso avevo consigliato le dimissioni. Se uno non si toglie dalla vetrina, continuano a tirargli addosso le pere marce. Se invece uno se ne sta in casa, al limite viene disturbato da qualche telefonata. Uscire di scena significa anche evitare il coinvolgimento diretto del movimento per il quale si lavora».
Quanto pesano sulla Lega queste vicende?
«La Lega come movimento politico avrà di certo degli effetti collaterali, che potranno essere attutiti solo se le persone coinvolte avranno il coraggio e la dignità di lasciare i posti che occupano».
Le indagini in corso rischiano di mandare gambe all'aria il percorso congressuale della Lega appena avviato?
«Il congresso nazionale previsto a Bergamo l'1, 2, 3 giugno è confermato, tant'è che è già stato prenotato il Palacreberg. Spetta comunque alla direzione del movimento decidere come regolarsi».
Ma lei cosa pensa?
«Penso che non deve cambiare nulla e che non bisogna farsi influenzare da responsabilità che per ora riguardano delle persone e non il movimento. Mai come ora servono i riscontri della militanza e le opinioni della base per dare indirizzi sul futuro della Lega e su chi li deve portare avanti».
Proprio da un militante sembra essere partito l'esposto che ha fatto scattare l'inchiesta della Procura di Milano su Belsito.
«Non lo sapevo, ma se così fosse, ben venga l'esposto che serve a cercare di fare luce sulle ombre e sulle responsabilità».
Possibile, però, che nessuno della direzione del movimento, lavorando a stretto contatto con Belsito, si sia accorto delle anomalie?
«Non posso dirlo, perché non mi sono mai trovato in questa condizione e mi sono sempre guardato bene dall'entrare in certi meccanismi. Io so fare l'amministratore e solo in secondo ordine faccio il politico. So tenere i conti delle società private in cui ho lavorato, e cerco di tenere quelli della Provincia, con l'aiuto degli assessori e dei funzionari. Più in là non mi spingo. Ho sempre cercato di mettere le firme solo laddove conosco bene le cose». Si dice che i finanziamenti del movimento siano finite nelle tasche della famiglia Bossi.
«Non mi spingerei in questo vortice. Lasciamo che le indagini facciano il loro corso e soprattutto che vengano fatte da chi deve farle».
Quindi non ritiene un complotto anti-Lega le indagini in corso?
«Non voglio dire che la magistratura dovrebbe fare altro. Se la magistratura metterà in evidenza che certe persone non si sono comportate in modo corretto, è giusto che i responsabili paghino».
Benedetta Ravizza

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