Venerdì 20 Aprile 2012

Il perito: «Il defibrillatore
avrebbe dato chance in più»

«Sono d'accordo con il medico legale quando afferma che il problema è cardiaco: Morosini ha avuto delle probabili aritmie e forse in quel caso con l'uso di un defibrillatore avrebbe avuto qualche chance in più». Questa è l'affermazione fatta all'Ansa dalla dottoressa Cristina Basso, perito nominato dalla famiglia dello sfortunato centrocampista.

Quindi, secondo il perito di parte - che ha assistito insieme con il medico legale Cristian D'Ovidio agli esami istologici - sarebbe molto probabile una malattia genetica strutturale «anche non ereditaria», che spesso è la causa di morte degli under 35, specialmente in campo sportivo.

«La mia esperienza - ha proseguito la Basso, che lavora all'Università di Padova - mi dice che se la malformazione fosse stata nota forse Morosini sarebbe ancora tra di noi, anche perché non avrebbe fatto sforzo, perché gli sarebbe stato vietato dalla malattia. Ma - ha concluso il perito della famiglia Morosini - c'era comunque un campanello d'allarme in famiglia dovuto proprio alla morte del padre per problemi cardiaci».

Queste affermazioni «forti» da parte della dottoressa Basso - che non è tenuta a nessun segreto istruttorio - ha suscitato notevole perplessità in ambito giudiziario e potrebbe segnare l'inizio di una «guerra tra periti» che si innesta nella vicenda giudiziaria, alla ricerca di eventuali responsabili dell'eventuale mancato soccorso.

Fare anticipazioni sull'uso o meno del defibrillatore in questa fase delle indagini sembra inopportuno. Ma il quesito finale a cui deve rispondere il medico legale Cristian D'Ovidio è proprio quello sull'uso del defibrillatore: D'Ovidio deve dire in ultima analisi se l'uso del defibrillatore avrebbe potuto contribuire a salvare Morosini.

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m.sanfilippo

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