Sabato 26 Maggio 2012

L'addio commosso del questore
L'ultimo pensiero alla piccola Yara

Ha ringraziato tutti i partecipanti alla festa della Polizia, le autorità, i cittadini bergamaschi, le famiglie dei poliziotti e la sua, di famiglia, che lo ha sempre appoggiato in un lavoro che lo ha portato spesso lontano da casa. Poi una lacrima ha solcato il volto del questore Vincenzo Ricciardi («non sono lacrime, è pioggia» ha detto sorridendo) quando ha salutato per l'ultima volta la sua Bergamo («la mia città») da capo della questura e dopo 40 anni in Polizia.

«Già, 40 anni – ha ricordato – non ne potrò aggiungere altri nella Polizia di Stato. Come la chiamano? Ah sì, pensione...». Il chiostro di San Francesco ha fatto da splendida cornice alla cerimonia. «In questi anni molte cose sono cambiate, l'innovazione tecnologica e scientifica hanno aiutato la lotta al crimine garantendo maggiore tutela anche a chi vive questo mestiere. Ma attenzione: l'innovazione è nulla senza l'uomo che la indirizza verso l'obiettivo da raggiungere».

E di obiettivi, il questore, ha parlato anche in riferimento ai casi ancora irrisolti: il pensiero di tutti è andato a Yara e c'è stato un lungo abbraccio tra Ricciardi e il nonno materno della ginnasta, Pierino Panarese. «Finchè si fanno passi avanti non si può mai considerarsi sconfitti. Lo dico, non a caso, rivolgendomi soprattutto a chi ancora oggi è in attesa di giustizia».

In molti sono venuti a salutare il questore: personalità del mondo politico, imprenditoriale, giornalistico e Roberto Valota, l'imprenditore di Trescore che fu rapito nel 1982 e liberato 28 giorni dopo proprio da Ricciardi: i familiari pagarono un riscatto di 850 milioni e gli autori vennero poi individuati, arrestati e processati.

K. Man.

a.ceresoli

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