Giovedì 07 Giugno 2012

Pietro Beschi, quei giorni in missione

“Era un uomo preciso, ma soprattutto generoso”. Resta fra i ricordi più cari di alcuni volontari di Gandino l'esperienza missionaria del 1997 in Ecuador, quando conobbero Pietro Beschi, il padre del nostro Vescovo morto martedì 5 giugno. Un legame di amicizia nato molto prima che le strade di casa Beschi e quelle di Bergamo si incontrassero di nuovo nel gennaio 2009, quando mons. Francesco venne nominato Vescovo della nostra Diocesi.

“Facevamo parte del GRIMM – spiega Giovanni Savoldelli, da sempre impegnato in attività missionarie – un gruppo bresciano che realizza progetti proposti dalle chiese locali del Sud del Mondo. Le specifiche professionalità dei volontari (muratori, carpentieri, elettricisti, idraulici, ecc.) vengono messe a disposizione per mandare avanti cantieri che si avvalgono spesso di manodopera locale. Nel 1996 si presentò in Ecuador l'urgenza di allestire un campo di lavoro per ricostruire un centro di accoglienza pastorale a San Nicolas, nella diocesi di Pojili, colpita da un devastante terremoto. Pietro Beschi si occupò degli aspetti logistici, era il coordinatore di quel campo e seguì tutta l'organizzazione. Partecipò successivamente anche ad altri campi, anche in Brasile”.

Fra i ricordi legati a Pietro Beschi nell'ambito dell'attività del GRIMM anche la celebrazione di una messa di mons. Francesco presso la sede dell'associazione a Esenta di Lonato. Il gruppo ha festeggiato nel 2010 i suoi primi 25 anni di vita, caratterizzati da progetti di solidarietà realizzati in tutto il mondo. Nacque per volontà di alcuni volontari guidati da don Serafino Ronchi nel 1985. Per comprenderne la filosofia basta ricordare due slogans che sono alla base dell'impegno di centinaia di volontari: “Come diventare ricchi frequentando i poveri” e “Lavorare con le mani educa il cuore”.

“Il Grimm – spiega Savoldelli - è rispettoso delle culture locali. La vita di gruppo ai campi e il contatto con le popolazioni sono un arricchimento di valori importante. Pietro Beschi coglieva appieno questo aspetto. Lo faceva con il puntiglio delle sue capacità organizzative, ma anche con la macchina fotografica e la telecamera: ci sono foto e filmati relativi alle varie esperienze, ma è difficile ritrovarlo in un'immagine o in un filmato: era lui dietro la macchina da presa. Un modo per non apparire, all'insegna della garbata discrezione che lo contraddistingueva”.

Una delegazione dei volontari gandinesi ha partecipato a Gussago ai funerali di papà Beschi, insieme al parroco don Innocente Chiodi.

a.ceresoli

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