Mercoledì 11 Luglio 2012

Sembra cocaina ma non lo è
Mistero droga a Monasterolo

La droga «parlata» è un carico da 115 chili di cocaina che avrebbero voluto importare dalla Bolivia via Argentina. Perché il gruppo di spacciatori bergamaschi che faceva capo a Gerardo Rosa, 64 anni di Monasterolo, a un certo punto si era messo in testa di fare il salto di qualità.

Miseramente fallito, perché la colletta non aveva permesso di mettere insieme neppure i 300 mila euro necessari per la caparra. E sì che uno degli aspiranti soci, Libero Prudente, 65 anni, malvivente in disarmo passato per i fasti della vecchia mala milanese, pur di racimolare la sua quota - secondo gli inquirenti - era ricorso a un prestito da 60 mila euro da parte di un usuraio, poi freddato per non saldare il debito.

Ma pure la droga reale conserva aloni di mistero. Perché è vero che i carabinieri della compagnia di Treviglio nel corso dei due anni d'indagine (2008-2010) hanno sequestrato un chilo e 750 grammi di cocaina, denunciando 20 persone anche a Brescia, Cremona e Milano.

Ma è pure vero che venerdì, durante il blitz in casa Rosa, il grosso della polvere bianca sequestrata era costituito da una sostanza per ora non identificata: 60 grammi di cocaina e 3.690 di qualcosa che le assomiglia e che alla prova chimica reagisce come la coca. Roba da utilizzare per il taglio? Troppo sofisticata e, si presuppone, costosa. Una nuova droga eccitante da immettere sul mercato? Un farmaco usato come succedaneo? Può essere.

Oppure la base per un bidone (da rifilare o subìto dallo stesso Rosa e dai suoi presunti complici), visto che i papabili acquirenti sarebbero stati senz'altro ingannati persino di fronte alla prova della reazione chimica? È quello che stanno cercando di scoprire i carabinieri, visto che nessuno degli arrestati ha aperto bocca su questo particolare.

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m.sanfilippo

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