Giovedì 23 Agosto 2012

Le Province lombarde: sì al riordino
ma al centro ci siano i cittadini

Per i Presidenti delle 12 Province lombarde qualche settimana per stendere una puntuale relazione relativa al proprio territorio di competenza. Da questi documenti prenderà avvio un puntuale confronto interno all'Unione Province Lombarde per sottoporre al Cal - Consiglio Autonomie Locali - la proposta da presentare in Regione Lombardia in merito al riordino delle Province, così come stabilito dal Decreto Legge 95/12 convertito nella legge n.135 dello scorso 7 agosto.

Questo il compito che si è dato il Consiglio Direttivo dell'UPL riunitosi giovedì a Sondrio e presieduto dal neo nominato presidente Massimo Sertori. Presenti tutti i rappresentanti delle 12 Province della Lombardia, unica assente per impegni istituzionali la Provincia di Monza Brianza, che hanno dato il via ai lavori per giungere nel più breve tempo possibile ad una decisione condivisa rispetto al futuro dell'ente provincia.

UPL responsabilmente dice sì ad una riorganizzazione delle Province ma predisposta in modo logico, razionale e ponendo al centro il cittadino, le sue necessità e i servizi. La proposta dovrebbe arrivare all'Ufficio di Presidenza del CAL entro il prossimo 31 agosto o comunque in tempo utile - entro il 20 settembre - in modo da consentire al Consiglio Autonomie Locali di deliberare in merito.

«Nel proporre la nostra soluzione - spiega Massimo Sertori, incassando l'assenso di tutti gli altri Presidenti - non è possibile applicare in modo sterile i parametri dettati dal Governo, prescindendo da alcuni elementi fondanti al fine di preservare l'omogeneità dei diversi territori. Si dovrà, dunque, a mio avviso - prosegue Sertori - tener conto sì delle estensioni, ma anche dell'identità, della storia, della cultura e dell'equilibrio economico - sociale delle diverse aree. Ciò che oggi impone la legge - aggiunge il Presidente UPL - rischia di generare una vera e propria anarchia istituzionale. In Lombardia ci sono oltre 10 milioni di abitanti e dal '90 la Regione ha trasferito alle Province oltre 150 deleghe che si declinano in servizi ai territori e ai cittadini. Ora, in pochissimo tempo dobbiamo elaborare una proposta seria e convincente, certo non sarà facile. A preoccuparci molto - conclude Sertori - sono, inoltre, i tagli di bilancio previsti dal Governo che toccheranno i servizi primari. Questo fronte apre diverse questioni rispetto alle quali nessuno ancora da Roma ha fornito risposte concrete. Per esempio: dove troveremo le risorse per pagare il riscaldamento delle scuole superiori dopo il 31 dicembre? Chi, quale ente e con quali contributi si occuperà di trasporto pubblico locale, di strade, di ambiente? Sono solo pochi esempi dei tanti che si potrebbero fare. I cittadini devono sapere - conclude Sertori - che questa specifica decisione del Governo non genererà alcun risparmio, né il tanto auspicato contenimento della spesa pubblica, così come affermato dall'Ufficio Studi della Camera. UPL lavorerà compatta per trovare una soluzione».

Anche il Presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà ha dichiarato a margine del Consiglio Direttivo dell'Upl: «Faremo una battaglia che comprenderà anche la norma sul patto di stabilità. Quest'ultima non ci permette, infatti, di pagare in tempo utile le imprese che lavorano per la pubblica amministrazione creando disoccupazione e difficoltà al nostro sistema economico. Infine, su un punto concordiamo unanimemente: la futura Provincia non potrà essere un ente di secondo livello. Gli italiani non vogliono più nominati, ma poter decidere chi amministra attraverso la legittimazione determinata dal voto popolare. Quanto a Milano, abbiamo margine per lavorare sul progetto legato alla città metropolitana. Io, il sindaco Pisapia e gli altri primi cittadini dell'hinterland avevamo già concordato la necessità di un ente di area vasta. Continueremo ad operare per coltivare questa opportunità: Milano è la realtà italiana che, più delle altre, necessita di un governo di questo tipo, capace di sostituire la Provincia».

a.ceresoli

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