Sabato 20 Ottobre 2012

Yara, una lista di interpreti
per tradurre la frase di Fikri

Il gip ha concesso 6 mesi, ma l'impressione è che la procura non voglia perdere tempo. Il pm Letizia Ruggeri, che coordina le indagini sul delitto di Yara, già a partire da ieri mattina ha iniziato a muoversi per individuare l'interprete giusto a cui affidare il compito di ritradurre dall'arabo la controversa intercettazione telefonica del 3 dicembre 2010, ore 19,57. Fikri disse «Allah, non l'ho uccisa io» o «Allah, fa' che risponda?». Parole che ancora oggi tengono inchiodato al registro degli indagati il nome dell'operaio marocchino.

A disporre una nuova traduzione delle sue parole è stata il gip Ezia Maccora, con un'ordinanza che ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata dalla procura e ha accolto in toto le richieste dell'avvocato della famiglia Gambirasio, Enrico Pelillo, e della mamma di Yara, Maura, che in aula aveva rivolto proprio al gip un accorato appello.

Ieri il pm Letizia Ruggeri ha acquisito alcune liste di interpreti da vagliare, ma ha anche preso contatti interlocutori con la Facoltà di Lingue dell'Università degli Studi di Bergamo. Il gip ha sottolineato la necessità che il file audio dell'intercettazione venga adeguatamente «pulito», per rendere le parole di Fikri il più possibile comprensibili. Stando a quanto si è appreso, la qualità del documento sarebbe comunque discreta.

Anche l'avvocato di Mohammed Fikri, Roberta Barbieri, si è detta decisa a nominare a sua volta un consulente di parte, o addirittura due. Ci sarebbero già alcuni nomi, individuati fra persone di madrelingua marocchina e di provata esperienza. Non è affatto escluso che anche la parte offesa decida di nominare un proprio traduttore: «Valuteremo, non abbiamo ancora deciso», ha detto ieri l'avvocato della famiglia Gambirasio, Enrico Pelillo.

e.roncalli

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