Venerdì 26 Ottobre 2012

Saffioti contro le preferenze
«Sono la radice del male»

«Le preferenze sono la radice del male, voto contro il sistema elettorale proposto anche in contrasto col mio partito». Così si è espresso oggi, durante la seduta del Consiglio Regionale dedicata all'approvazione del nuovo sistema elettorale con il quale saranno chiamati a votare i cittadini lombardi, il Vice Presidente Carlo Saffioti (Il Popolo della Libertà).

Saffioti è stato l'unico, fra tutti i consiglieri, a esprimere voto negativo. «Sono state le preferenze – ha spiegato Saffioti – ad aver inquinato la politica, perché sottopongono i consiglieri a condizionamenti legittimi da parte di gruppi di pressione e, quel che è più grave, a condizionamenti illegittimi da parte della criminalità. Non possiamo stupirci se la mafia s'infiltra, soprattutto nelle regioni del Sud, le porte gli sono state aperte proprio con il sistema delle preferenze».

Il politico bergamasco ha proseguito nella sua disanima del sistema imputandogli altri gravi difetti: «Il sistema delle preferenze crea divisioni nei partiti, con generali, colonnelli e battaglioni schierati l'un contro l'altro. Infine, è un incentivo pazzesco a spese elettorali sempre più grandi».

Che il sistema delle preferenze sia un metodo efficace per rappresentare la in maniera equilibrata il volere degli elettori è dubbio: «Non mi si dica che le preferenze sono espressione democratica: questa è una grande bufala – afferma – In realtà sono pochi i cittadini che mettono una preferenza, circa il 3%. Io, nel 2010, ne ho guadagnate 10 mila in una provincia di oltre un milione di abitanti, il recordman lombardo ne ha prese 20 mila in una di 4 milioni. Dov'è il popolo in tutto questo?».

«Le preferenze si sarebbero potute tenere istituendo collegi piccoli oppure con il listino che, se usato bene, può contemperarne i difetti. Avrei preferito – conclude Saffioti – un sistema maggioritario fatto di piccoli collegi nei quali ogni partito è costretto a scegliere un solo candidato, il migliore. In questo modo, a determinare il voto non sarebbe una minoranza di elettori, bensì tutti i cittadini».

e.roncalli

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