Giovedì 08 Novembre 2012

«Mi picchiava quotidianamente
La mia vita con un uomo violento»

Quasi tre anni vissuti nel terrore: sposata con un marito violento, che senza ragione la picchiava e minacciava quotidianamente. È la storia di Alessandra (il nome è di fantasia), che oggi sta bene perché ha avuto la forza di lasciare un uomo che non le permetteva più di vivere.

«Mi sono sposata a 26 anni – racconta –. Ero felice, lui era pieno di attenzioni nei miei confronti e, dopo quattro anni di fidanzamento, mi sembrava naturale andare a vivere insieme. L'avevo conosciuto al lavoro, lì tutti lo stimavano, perché era serio e preparato». Ma, poco dopo il matrimonio, l'uomo che sembrava perfetto si è trasformato in un mostro.

Le prime volte
«Una delle prime volte è successo perché avevo fatto cadere il barattolo dello shampoo – ricorda Alessandra –: mi ha picchiato, perché lo shampoo non doveva rovesciarsi, era uno spreco. Sono rimasta sconvolta, paralizzata».

Purtroppo gli episodi, nel giro di poco, si sono moltiplicati: «Bastava un piccolo inconveniente e diventava aggressivo, perdeva il controllo, mi picchiava e insultava dicendomi che sbagliavo tutto e non valevo niente. Spesso capitava che, appena rientrato dal lavoro, andasse a controllare sopra gli armadietti pensili della cucina per vedere se c'era polvere, poi mi diceva che dovevo pulire, che così non andava bene».
Ed ecco che la paura, per Alessandra, è diventata ben presto un ingrediente quotidiano. «Non potevo farmi trovare seduta sul divano a fine giornata – spiega –, perché bisognava pulire o cucinare. Appena sentivo il rumore della sua macchina scattavo in piedi per timore che si arrabbiasse. Ma qualcosa per dare fuori di matto lo trovava sempre, e io il giorno dopo andavo a lavorare coi lividi raccontando di essere caduta».

Come è possibile?
Viene spontaneo chiedersi come sia possibile che una persona come Alessandra, che all'epoca aveva meno di 30 anni ed era una ragazza vitale (così si racconta, aggiungendo che per fortuna dopo la tragica esperienza vissuta ha ritrovato la sua energia), sia rimasta in quella casa a vivere con un uomo così.

Per chi non ha sperimentato la convivenza con un violento è difficile capire e spesso, per darsi una spiegazione, si ricorre allo stereotipo della donna crocerossina che resta col suo maltrattatore sperando di cambiarlo. «No – precisa invece Alessandra –, questo è successo per qualche mese. Ma l'illusione è svanita presto: quello che mi teneva lì era solo e soltanto la paura. Cosa può farti, se te ne vai di casa, uno che ti picchia perché non hai pulito bene il fornello?».

Così, poco alla volta, è successo che Alessandra ha cominciato davvero a sentirsi come lui la voleva: una donna annientata, senza fiducia, completamente in balia di un incubo nato dal matrimonio con l'uomo che all'inizio l'aveva fatta sentire tanto amata.

«Vivevo una situazione paradossale – continua –, spesso vedevo tutto in terza persona, come se stesse accadendo a qualcun altro. È troppo difficile ammettere quello che ti sta succedendo e finisci per perdere la lucidità, restano solo paura e disperazione. Non vedi via d'uscita».

Il controllo totale
Lui aveva assunto il controllo totale della sua vita: non le permetteva di avere un cellulare o di tagliarsi i capelli («Se lo fai guarda che poi mi arrabbio») né di uscire con qualche amica. Alessandra è stata costretta ad interrompere una gravidanza che lui riteneva fosse arrivata troppo presto.
«Per fortuna non ho lasciato il lavoro, come lui voleva che facessi. E sono anche riuscita ad evitare di avere un unico conto corrente, altrimenti non avrei avuto nemmeno i soldi per fare la spesa».

La svolta
Ma un giorno si è accesa la luce. «Ad una cena di parenti – racconta – ha detto davanti a tutti che di me non gli importava niente, che aveva vissuto bene prima di conoscermi e così avrebbe fatto se io non ci fossi stata più. Non so con precisione che effetto mi ha fatto questa frase ma deve avermi scosso. Il giorno dopo ho cercato di dirgli che non si poteva andare avanti così, lui mi ha insultata pesantemente. Allora ho aspettato che uscisse, ho preparato la borsa e sono andata a casa dei miei genitori».

Dopo cinque anni di analisi e tanto dolore adesso Alessandra sta bene: ha un marito che la tratta con rispetto e un bambino di cinque anni. Non ha mai denunciato il suo maltrattatore: «Mi avrebbe picchiato ancora di più e io sarei stata senza alcuna tutela. È un caso se non sono finita ammazzata, come succede a tante». Adesso, spiega, ha il compito di insegnare a suo figlio il rispetto per le donne.

Sara Agostinelli

a.ceresoli

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