Martedì 13 Novembre 2012

Sla-cancro, c'è una connessione
Lo scopre uno scienziato trevigliese

La prestigiosa rivista scientifica «Cell» ha pubblicato una ricerca firmata da Giordano Liberi, scienziato di Treviglio, e promosso dall'Ifom di Milano e dal Cnr di Pavia. Liberi ha individuato un ruolo chiave di una proteina, la senataxina, alla base della Sla e, probabilmente, anche nella
formazione dei tumori.

La senataxina svolgerebbe una funzione essenziale nella trascrizione e replicazione del Dna e potrebbe anche avere un ruolo alla base della formazione dei tumori. «Ciò che emerge chiaramente dai nostri risultati - spiega Liberi - è che la senataxina - proteina mutata in due rare patologie neurodegenerative ereditarie, una forma giovanile di Sclerosi laterale amiotrofica e una rara atassia con difetti dei muscoli oculari (AOA2) - agisce come un vigile che ‘regola il traffico' durante la replicazione di zone del Dna particolarmente ‘affollate'».

Giordano Liberi è nato a Cassano D'Adda nel 1968. Ha studiato come perito chimico all'Istituto Tecnico Industriale I.T.I.S. Righi di Treviglio. Si è laureato in Biologia all'Università degli Studi di Milano, dove ha poi proseguito gli studi con un dottorato in Genetica Applicata e un postdottorato sostenuto da Telethon.

Ha proseguito la sua carriera scientifica in Ifom, l'Istituto Firc di Oncologia Molecolare di Milano, tra il 1998 e il 2011. Si tratta di un centro di ricerca altamente specializzato nello studio dei meccanismi alla base della formazione e sviluppo del cancro.

È un istituto unico in Italia, dotato di tecnologie all'avanguardia e di uno staff di ricercatori internazionale, costituito per il 25 % da stranieri, provenienti da 27 Paesi europei ed extraeuropei. In Ifom Liberi è stato presto incaricato di coordinare il  team di ricerca specializzato in stabilità del genoma diretto dal professor Marco Foiani, che è anche direttore scientifico dell'Istituto. Nel 2011 Liberi è diventato ricercatore del Cnr, presso l'Istituto di Genetica Molecolare di Pavia.


La sua  attività  scientifica ha sempre ruotato intorno alla comprensione del meccanismi molecolari che rendono fragile il Dna, un problema che è alla base delle cellule tumorali e di alcune malattie neurodegenerative. È autore e coautore di 28 studi pubblicati sulle più autorevoli riviste di questo ambito scientifico e ha ottenuto diversi premi e riconoscimenti. Le sue ricerche sono sostenute da Airc e Telethon.

Sposato con Chiara Lucca (anche lei ricercatrice in Ifom)  dal 2001 e papà di Vittoria di anni 5, vive a  Treviglio, non lontano da dove è nato e cresciuto.

Perchè ha scelto  di intraprendere un percorso nell'ambito della ricerca? Era quello che sognava di fare quando andava a scuola o è stato ispirato da qualcuno?
«Mi è sempre sembrato di esserci più portato e sinceramente mi sembrava che questo percorso offrisse più sbocchi professionali. Papa e mamma mi hanno sempre sostenuto negli studi ma sapevo anche che avrei presto voluto un lavoro che mi consentisse di mantenermi. Ho iniziato a studiare chimica alle superiori. Mi appassionava molto… e  proseguendo con gli studi in  biologia diciamo che la sto ancora studiando a livello cellulare... Ho avuto degli insegnanti di scienze fantastici, a partire dal maestro delle elementari che ci portava spesso in missione fuori dalla classe per esplorare il mondo. Ma la vera passione per questo lavoro è scattata quando ho iniziato la tesi di laurea: qui la passione di miei insegnanti è stata davvero contagiosa.  E continua ancora oggi...».

Si parla spesso di "cervelli in fuga"... È contento di lavorare in Italia?
«Si di fatto ho sempre lavorato nel mio Paese. Forse il mio percorso è stato particolare: lavorando per lungo tempo in Ifom, dove l'ambiente è internazionale e anche iil livello scientifico è assolutamente competitivo con i migliori istituti di ricerca. Quindi per me è stato come lavorare un po' anche all'estero. Credo che sia fondamentale per un ricercatore formarsi e maturare in un ambiente internazionale. In generale, preferisco credere che un ricercatore sia un po' un cittadino del mondo e va dove le condizioni di lavoro e di vita lo mettono in condizioni di produrre qualcosa di utile per la società. Per me è stato nel mio Paese e alle fine e ne sono orgoglioso».

Come si è  trovato in Ifom?
«Benissimo, è un centro all'avanguardia, uno dei migliori in Europa. Offre mezzi e condizioni per lavorare come nessun altro posto in Italia attualmente. Spero che possa essere da modello per altri istituti simili nel nostro Paese dato che lo è già per altri Istituti nel mondo».

Anche sua moglie è ricercatrice. Come conciliate la vostra vita professionale con il vostro ruolo di genitori?
«Spesso è molto difficile, perché il nostro lavoro impone ritmi molto serrati. Ci si alza presto la mattina si torna tardi la sera... Spesso si lavora anche nel week-end, c'è sempre qualcosa da scrivere, un seminario da preparare. Diciamo che con Vittoria trascorriamo un tempo di qualità più che in quantità, ma vediamo che anche con l'aiuto di nonni ed amici lei è comunque serena. Noi speriamo che almeno da grande sarà orgogliosa di avere per mamma e papa due scienziati».

Consiglieresti di studiare materie scientifiche  ai giovani?
«Assolutamente si. La scienza ci offre la possibilità esplorare il mondo con mezzi e tecniche che in questo momento sono sofisticati come non lo erano mai stati prima. I progressi scientifici per un giovane che intraprende questa carriera ora sono perfino difficili da prevedere. I passi che ci aspettano sono davvero da gigante. c'è la possibiltà di rivoluzionare la nostra società e questo è quello che ogni giovane desidera».

r.clemente

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