Venerdì 30 Novembre 2012

La biografia di Andrea Spada
Un condottiero, per mezzo secolo

Che il suo destino fosse scritto nel giorno stesso della sua nascita, lo sanno tutti. Monsignor Andrea Spada - il Direttore - nacque infatti il 24 gennaio del 1908, giorno in cui la Chiesa ricorda San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. Era un venerdì, e a Schilpario faceva un freddo da far battere i denti persino agli scalvini.

Già, la Val di Scalve, la sua terra, il suo «piccolo mondo», che ha sempre conteso a «L'Eco» il cuore di don Andrea. E che a don Andrea ha dato molto, fin dal primo vagito: la tempra, la fierezza, il carattere, il carisma che hanno marchiato a fuoco la sua vita hanno origine profonde proprio in questa valle e in questa gente orgogliosa e tenace, i «bergamaschi dei bergamaschi». Un amore viscerale che il Direttore non mancava di sottolineare nemmeno nelle piccole cose. Il cronista lo sa bene, per aver toccato con mano.

Un giorno, scivolando sulla neve tra le vie del paese, un amico del monsignore cadde e si ruppe una gamba: poca cosa per il «nerista» di turno, ma non per don Spada, che dalla telefonata dell'amico scalvino seppe trovare «gli stimoli giusti» per convincere il caposervizio dell'importanza della notizia: la valle avvolta nella morsa del freddo. Il giorno dopo, il «fattaccio» campeggiava nella prima pagina della «provincia» con un'apertura su sei colonne: «La Val di Scalve, una lastra di ghiaccio»...

La Storia comincia a correre il 30 maggio del 1931, quando, ultimati gli studi nel Seminario di Bergamo, Andrea Spada viene ordinato sacerdote. Era un sabato e il lunedì successivo è vice direttore (fino al 1938) del Patronato San Vincenzo, la grande opera di carità creata da don Bepo Vavassori, all'epoca direttore de «L'Eco». Qui don Andrea «approdò» nel novembre del 1938, indicato al vescovo dell'epoca, Adriano Bernareggi, dallo stesso don Bepo. Al giornale, Spada giunse dopo aver diretto, tra il '35 e il '38, il settimanale cattolico «La Domenica del Popolo», e anche in quell'occasione il destino volle dire la sua, annunciando i primi segni di una carriera finita nel «Guiness dei primati».

«I fascisti - raccontava - volevano chiudere L'Eco, lo bruciavano nelle piazze. Ce l'avevano a morte con il mio predecessore, don Piermauro Valoti. Pio XI, ricevendo in udienza un gruppo di bergamaschi, minacciò di stracciare il Concordato se gli squadristi avessero osato sopprimere il giornale. Alla fine il regime accettò un compromesso: niente chiusura, ma cambio del direttore. Mi chiamò il vescovo Bernareggi: "Ci va lei". Balbettai: "Eccellenza, ma io non so niente di giornali". Fu irremovibile: "Lei è un soldato e deve obbedire". Credo non vi sarà mai più una carriera più rapida della mia: entrai a L'Eco il lunedì come praticante, il martedì divenni professionista, il mercoledì caporedattore, e il giovedì direttore». Era il 30 novembre, festa di Sant'Andrea (il caso?), e il «Guinnes» era già pronto ad accoglierlo: ufficialmente lo farà nel 1993, sancendo la sua direzione - durata 51 anni - come una tra le più lunghe mai registrate sulla faccia della Terra. L'unica interruzione - forzata - è dovuta alla II Guerra Mondiale: chiamato alle armi il 28 giugno 1940 e assegnato al 60° Ospedale da campo della Divisione Marche, il Tenente Cappellano militare Andrea Spada viene trasferito in Marina il 1° giugno 1941, destinato alla nave ospedale «Virgilio», con cui effettuò missioni in Albania e in Africa settentrionale. Dopo 18 mesi è assegnato alla Scuola Sommergibili di Pola e imbarcato sul sommergibile «Jalea».

Tornato a Bergamo l'8 settembre 1943, viene congedato il 30 aprile 1945 con due Croci di Guerra. Il ricordo delle sofferenze viste e vissute in quegli anni non lo abbandonarono più. Rientrato al giornale, la carriera di don Spada riprende inarrestabile: dal 1945 al 1970 è il corrispondente della Rai da Bergamo, l'11 gennaio del 1952 diventa membro dell'Ateneo di Scienze, Lettere e Arti di Bergamo, il 2 giugno del 1957 viene nominato Commendatore della Repubblica e il 5 dicembre dello stesso anno viene nominato Cameriere Segreto di Papa Pio XII. Il 30 marzo 1960 è eletto presidente della Conferenza dei direttori dei quotidiani cattolici, il 25 maggio diventa Prelato d'onore di Papa Giovanni XXIII, il 2 novembre membro della Commissione preparatoria del Concilio Vaticano II per il Segretariato della Stampa. Nell'ottobre del '62 è nominato Perito del Concilio.

La sua amicizia con Papa Giovanni (con Manzù, Gianadrea Gavazzeni, Montanelli, Spadolini...) è quasi proverbiale: la sera del 28 ottobre 1958 - da poche ore al Soglio Pontificio - Papa Roncalli, facendosi annunciare dal suo segretario, monsignor Capovilla, lo chiamò al telefono: «Don Andrea, porti col nostro caro giornale la mia prima benedizione da Papa nelle case di tutti i bergamaschi». Rimase senza parole, ma non senza lacrime.

Dal 1962 al 1975, fu direttore editoriale della rivista «Madre» di Brescia, dal '67 al '71 membro del Consiglio Pastorale, dal '69 al '77 membro del Consiglio Presbiteriale Diocesano. Il 12 dicembre 1967 divenne Commendatore dell'Ordine del Santo Sepolcro. Dall'82 all'86 è direttore di Radio Alta, il 15 dicembre 1984 diventa Protonotario Apostolico, il 6 novembre 1988 riceve le insegne di Grande Ufficiale al merito della Repubblica, e il 30 novembre festeggia il 50° di direzione de L'Eco. Il 28 ottobre 1989 lascia la direzione del giornale, ma resta come direttore editorialista. Il 15 ottobre 1995 riceve la medaglia della Presidenza della Repubblica.

In questo cursus honorum eccezionale (autore di alcuni libri, direttore dell'Ordine di Como e del settimanale «Luce», presidente della Casa dell'Orfano, vincitore di numerosi premi giornalistici) mancava una cosa sola, un titolo accademico. L'Università di Bergamo - «per lo straordinario contributo dato alla cultura della nostra città, in settant'anni di continuo e proficuo lavoro» - glielo attribuisce il 28 febbraio del 2002, conferendo al Direttore una laurea honoris causa in «Scienza della Comunicazione». Per «l'antico scolaro della comunicazione» - come si definì aprendo la lezione magistrale - fu un giorno di grande emozione, la stessa che attanaglia il cuore di un bambino il primo giorno di scuola. Glielo si leggeva negli occhi azzurri, chiarissimi, dentro i quali, fino all'ultimo, è sempre «annegato» - intatto - lo sguardo curioso e appassionato del «Grande Comunicatore». Una lezione davvero magistrale, la sua, capace, con poche pennellate, di tratteggiare con immediata nitidezza la vita di un giornale e dei suoi giornalisti.

«Il giornale nasce come una creatura nuova ogni mattina - disse - e sul tronco del giornale spuntano foglie tutte nuove sulle quali il giornalista scrive. All'alba si staccano, corrono dappertutto, ma vivono lo spazio di un mattino. Il giornalista non può rincorrere le foglie che si staccano dall'albero, non sa dove finiscono e spesso si domanda se è proprio vero che "scripta manent". Il suo lavoro è affascinante, ma anche fragile. Ogni giornalista conosce tante vie vicine alla comunicazione: l'importante è che non faccia la fine di un passa parola o il grido di uno strillone all'angolo della strada o in una piazza». È la sua ultima apparizione in pubblico.

Qualche mese più tardi - il 18 marzo - un altro grande riconoscimento. Ad attribuirglielo, questa volta, la Regione Lombardia, che sceglie monsignor Spada come destinatario del «Sigillo longobardo», un anello d'oro che premia i lombardi distintisi nel campo dell'economia, della cultura, dell'impegno civile. Un omaggio doveroso - si legge nella motivazione - al decano dei giornalisti lombardi, all'impegno e alla dedizione spesi in una vita per la carta stampata: «La sua opera si chiama L'Eco di Bergamo».

Il Direttore non era certo tipo di smancerie, ma quel giorno sorrise bonariamente divertito alla proposta di Ferruccio de Bortoli, allora alla guida del «Corriere»: «Il laico Spadolini amava essere chiamato, anche da presidente del Senato, direttore. Insomma, direttore a vita del Corriere. Se posso modestamente formulare una proposta, vista la lunga opera di monsignor Spada, lo straordinario esempio professionale, l'eccezionale opera di carità e la testimonianza cristiana, monsignor Spada potrebbe essere, per tutti noi giornalisti, il direttore d'Italia honoris causa. Del resto è nato nel giorno di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. E di protettori, di questi tempi, ne abbiamo bisogno...».

Forse, però, quando ieri mattina la luce dei suoi occhi si è spenta per sempre, il Direttore pensava alla risposta che dava ogni qual volta qualcuno gli chiedeva chi era il direttore di giornale: «L'uomo più solo di questa Terra».

Alberto Ceresoli
(da L'Eco di Bergamo del 2 dicembre 2004)

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