Giovedì 20 Dicembre 2012

Usura sull'asse Bergamo-Milano
La Dia sequestra 2.5 milioni di euro

Un elegante appartamento al primo piano di una palazzina di via Bergamo a Fara d'Adda, con tanto di mansarda e cantina, è l'ultimo immobile sequestrato dalla Direzione investigativa anfimafia di Milano perché acquistato dalla 'ndrangheta utilizzando i capitali accumulati con l'usura. Si aggiunge ai tre appartamenti e all'ufficio commerciale già sequestrati a giugno a Brembate e alle quattro abitazioni poste sotto sequestro a Trezzo Sull'Adda, sempre la scorsa estate.

Giovedì la Dia ha portato a termine la seconda fase di un'operazione che, appunto a giugno, aveva portato in carcere Dario Pandolfi, 61 anni, nato a Palosco e residente a Montello (ma domiciliato a Milano), finito in carcere a Milano con altre tre persone per aver concesso a un imprenditore milanese in difficoltà economiche, Augusto Agostino, prestiti per oltre un milione con tassi superiori al 40% mensili. Pandolfi faceva parte di quello che era stato ribattezzato dallo stesso imprenditore davanti al pm Mario Venditti come il «gruppo dei bergamaschi» proprio perché Pandolfi ne era, secondo l'accusa, a capo: assieme agli altri arrestati - Giovanni Forti, 51 anni, di Novara, Elio Nestola, 57 anni, lecchese residente a Milano, e Vito Leonardo Moro, 47 anni, di Brescia - prestava soldi senza farsi problemi a organizzare pestaggi per ottenere indietro il denaro con i pesanti interessi, ma fornendo anche, nel classico stile mafioso, protezione da un clan di altri creditori calabresi legati alla 'ndrangheta con i quali vantavano delle «amicizie». Pandolfi gestiva, pare usando come prestanome il fratello Pietro, la società milanese «Rodes», ufficialmente un'impresa immobiliare. Ma i suoi conti - scrive il gip milanese Giuseppe Gennari - «vengono impiegati, in entrata e in uscita, per gestire tutte le movimentazioni finanziarie legate all'usura».

L'imprenditore aveva ottenuto in prestito oltre un milione di euro, restituendone oltre uno e mezzo, con guadagno «netto» per gli usurai di 491.390 euro. Soldi che, secondo gli inquirenti, erano stati puntualmente reinvestiti in immobili, anche nella Bergamasca. A giugno la Dia milanese aveva sequestrato appunto case per un milione di euro, ieri la seconda parte dei sequestri, per ulteriori 1,5 milioni in case e uffici, tutti riconducibili a Pandolfi. La scorsa estate erano stati apposti i sigilli a tre appartamenti e a un ufficio di Brembate, in via IV Novembre, mentre ieri è scattato il sequestro della casa di Fara d'Adda. Nel Milanese, invece, gli altri sequestri, tra cui quello di una maxi villa con cinque autorimesse a Gorgonzola. Tutti immobili che sarebbero stati acquistati in contanti, visto che gli accertamenti degli inquirenti sui redditi di Pandolfi e dei suoi familiari (ai quali i beni erano stati sequestrati) non hanno confermato queste entità patrimoniali, anzi. E proprio nell'intricato mondo dell'usura si era inserito anche l'omicidio di Giovanni Ghilardi, l'imprenditore di Nembro ucciso con due proiettili in testa e trovato senza vita nel baule della sua Land Rover a Gessate (Milano) il 10 febbraio 2010: un ambiente nel quale, secondo chi indaga, aveva bazzicato la stessa vittima. Lo scorso ottobre era stato rinviato a giudizio per usura ed estorsione Giambattista Zambetti, amico di Ghilardi. Entrambi erano stati denunciati, nel 2009, proprio da Dario Pandolfi, oltre che da suo fratello Pietro e da Giovanni Forti: i tre avevano raccontato di aver ricevuto, nel 2008, un prestito di 150 mila euro da Ghilardi e Zambetti, con tasso del 10% mensile, venendo minacciati di morte ? sempre secondo la denuncia ? proprio dai due imprenditori. In questo contesto, secondo gli inquirenti, si inserisce l'uccisione di Ghilardi, anche se chi l'ha ucciso non è mai stato scoperto. A pochi anni di distanza a finire nei guai, sempre per usura, sono poi stati proprio Pandolfi e Forti.

Fabio Conti

m.sanfilippo

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