Venerdì 25 Gennaio 2013

Villa di Serio, uccidono un 47enne
Poi i killer si dileguano nei boschi

Due colpi di pistola sparati da distanza ravvicinata da un'ombra sbucata dal buio dei boschi che dalla Tribulina di Scanzo scollinano verso Villa di Serio. «Mio padre l'ha visto barcollare e poi accasciarsi sull'uscio della stalla», racconta Vittorio Capra.

È morto così, ieri alle 19,30, Agostino Biava, allevatore di 47 anni, freddato da un sicario al Cascinetto Pigna, in via Pomarolo, una cascina di proprietà della famiglia Pesenti Pigna dove la vittima abitava con moglie e figli. Un'esecuzione a 7 mesi dall'omicidio del genero-cognato della vittima, Sabaudin Bregu, l'albanese di 34 anni finito con 19 coltellate e ritrovato nel Morla a Campagnola il 22 giugno scorso.

C'è un filo rosso tra i due delitti? Il sospetto è quasi una certezza, tanto che pure questo caso è stato affidato a Fabrizio Gaverini, il pm che già sta indagando sul primo giallo. Due cadaveri uniti da un legame di parentela, gli assassini che in entrambi i casi sono svaniti nel nulla. Sono gli stessi? È probabile, si vocifera negli ambienti investigativi.

«Mio padre mi ha chiamato subito al telefono - ricostruisce Vittorio Capra -. Era sconvolto, mi ha detto: "Vieni, l'hanno ucciso". Sono salito in macchina e sono volato qui: ci avrò messo due minuti arrivando dalla Tribulina e non ho incrociato nessuno».

Erano le 19,30, Biava aveva terminato il lavoro nella stalla. Pochi metri attraverso il cortile e avrebbe raggiunto l'abitazione dove lo attendevano la seconda moglie albanese (sorella di Sabaudin Bregu) e i figli, tra cui Pamela, vedova di Bregu, con la nipotina di 4 anni. I sicari hanno agito subito, incuranti dei testimoni. Sono entrati da un cancello e sono sbucati nel cortile mentre l'allevatore si apprestava a lasciare la stalla. Dentro, tra gli animali, ci stava ancora un suo collaboratore, che si stava apprestando a chiudere la porta, mentre al centro del piazzale il padre di Capra stava montando in auto per tornare a casa. Due colpi sparati da distanza ravvicinata. Poi il killer e il suo complice sono fuggiti nei boschi. I due testimoni racconteranno ai carabinieri di aver sentito un solo colpo e di non essersi accorti nemmeno di quanti fossero gli assassini.

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a.ceresoli

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