Venerdì 08 Febbraio 2013

Covo, il caso delle moto sparite
Giovedì 13 un «sit-in» in Procura

Si firmano senza mezzi termini i «derubati». Sono i rappresentanti degli oltre 160 ormai ex proprietari di moto di grossa cilindrata che, stando alle accuse, si sono visti sottrarre il bolide dai responsabili dell'ex «Angolo della moto» di Covo (chiuso ormai da mesi), inviato all'estero senza che loro percepissero nemmeno un euro di quanto invece pattuito.

Giovedì 7 febbraio i «derubati» hanno diffuso una nota per invitare l'opinione pubblica a prendere parte a un sit-in che loro stessi hanno organizzato per mercoledì prossimo, 13 febbraio, alle 10, di fronte alla procura della Repubblica di Bergamo, per sensibilizzare l'autorità giudiziaria sul caso. A quattro mesi di distanza da quello che loro definiscono il «fattaccio» sono presenti su Facebook due gruppi che riuniscono la maggior parte dei truffati.

«Sono oltre 100 le moto sparite – scrivono gli ex clienti del negozio di Covo –, portate all'estero con documentazioni false o inesistenti. Oltre 160 sono invece le denunce, da tutta la regione, nei confronti dei medesimi responsabili, con un "buco" da mezzo milione di euro e noi proprietari senza moto né soldi».

«Noi motociclisti torniamo a farci sentire – prosegue il portavoce delle vittime – con questa manifestazione davanti alla procura, nella speranza che qualcosa finalmente si muova, perché non sappiamo più cosa fare». Non è la prima manifestazione che i motociclisti organizzano per protestare contro la scomparsa della loro moto: già lo scorso novembre una settantina di loro si era ritrovata proprio a Covo, di fronte alle vetrine (ormai vuote) del punto vendita. Tutti loro – come risulta dalle denunce raccolte dai carabinieri – avevano affidato la propria moto in conto vendita all'«Angolo della moto». Dopodiché il bolide era sparito: alcuni ne avevano visto la foto pubblicata su siti di annunci per la vendita. Molte moto sono invece finite all'estero, in particolare in Germania. Secondo le vittime gli ex titolari del punto vendita e dell'annessa officina avrebbero intascato i soldi della vendita senza però pagare i proprietari delle due ruote.

Per saperne di più leggi L'Eco di Bergamo dell'8 febbraio

fa.tinaglia

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