Martedì 12 Febbraio 2013

Montini, Wojtyla, Roncalli
e il pensiero delle dimissioni

Clemente I, Ponziano, Benedetto IX, Celestino V, Gregorio XII. Dopo quasi sei secoli di storia della Chiesa, la catena dei successori di San Pietro che hanno rinunciato al ministero aggiunge l'anello di Benedetto XVI.

Il Codice di Diritto canonico, al canone 332, comma 2, al riguardo non lascia spazio a dubbi: “Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti”.

L'annuncio di papa Raztinger ha riportato alla memoria il caso arcinoto di Celestino V, “colui che fece il gran rifiuto”, come lo indica Dante, che nella Divina Commedia lo colloca nell'Antinferno tra gli Ignavi.

L'idea di lasciare la cattedra di San Pietro fu accarezzata da altri pontefici più vicini alla nostra storia. Paolo VI vi pensò dopo la stesura della Humanae Vitae, Giovanni Paolo II la prese in considerazione a causa della malattia. Lo confermano lo storico della Chiesa Alberto Melloni e Joaquim Navarro-Valls.

“L'idea che un papa non si dimette – aggiunge l'ex portavoce della sala stampa vaticana - è sbagliata. E' un tema previsto in modo specifico dal diritto canonico Paolo VI e Giovanni Paolo II scrissero una lettera in tal senso ai cardinali, delegandoli a prendere la decisione nel caso in cui si fossero resi conto che il papa non era più fisicamente in grado di affrontare il suo pontificato”.

Prima del papa bresciano e del successore polacco, anche il bergamasco Giovanni XXIII si trovò di fronte all'interrogativo se dimettersi o continuare. Ne parla diffusamente il libro di Marco Roncalli (Giovanni XXIII, Una vita nella storia, Mondadori 2006).

"In una memoria intitolata Il papa può dimettersi? Capovilla scrive: “È scolpito nitidamente nella mia memoria il colloquio col vescovo Alfredo Cavagna, confessore e consigliere di Giovanni XXIII, un venerdì di quaresima 1963, pomeriggio, di cui all'istante non fissai sulla carta il contenuto: monsignore esce dalla stanza del Papa dopo averne ascoltato la confessione ed essersi intrattenuto con lui a lungo sugli schemi del Concilio. Mi fa chiamare in Salone e senza preambolo, supponendo forse che io sapessi qualcosa, mi dice che il Papa non può dimettersi. Lo esclude Pio XII nella Costituzione De Sede Apostolica vacante (8 dicembre 1945). È evidente che nel corso della conversazione, Giovanni XXIII, considerato il suo stato di salute e in previsione dell'immane lavoro previsto nella prosecuzione del Concilio, deve essersi dichiarato disposto a rinunciare al papato".

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e.roncalli

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