Venerdì 01 Marzo 2013

«Alloggi, assegnazioni irregolari»
Indagato il sindaco di Gorle

La figlia Gioelle arrivò addirittura ad incatenarsi davanti al Comune, rivendicando un alloggio per la madre. Ora il caso di Santina Ronsisvalle, 56 anni, di Gorle, invalida al 90 per cento, è diventato anche giudiziario. A seguito di un esposto presentato dalla donna, la procura della Repubblica ha aperto un fascicolo e iscritto nel registro degli indagati il sindaco di Gorle, Marco Filisetti. L'ipotesi di reato è abuso d'ufficio. L'indagine è coordinata dal pm Giancarlo Mancusi.

Gli inquirenti starebbero verificando presunte irregolarità nel procedimento di assegnazione degli alloggi, proprio in riferimento al caso Ronsisvalle. Secondo i legali della donna – Roberto Trussardi e Veronica Mezzasalma – la signora occupava il primo posto nella graduatoria di assegnazione degli alloggi, perciò avrebbe avuto diritto all'assegnazione di una casa. Un appartamento in via Molino non le fu assegnato perché – come richiamato in una delibera del Consiglio comunale dell'aprile 2012 – si trattava di alloggi realizzati per essere assegnati in via prioritaria ad anziani, con finanziamento regionale stanziato in maniera specifica per quella categoria di persone.

Nei confronti della signora era stato avviato anche un procedimento di esclusione dalla graduatoria, in quanto nella sua domanda aveva omesso di presentare la dichiarazione dei redditi e la rendita catastale di un immobile (un negozio in provincia di Milano) intestato alla figlia.

Contro le decisioni del Comune è ancora pendente un ricorso al Tar (l'udienza è a luglio) presentato dall'aspirante assegnataria di alloggio. «Assurdo – sostiene l'avvocato Trussardi – che il Comune abbia questo atteggiamento di chiusura verso una persona in evidente stato di difficoltà. Il negozio della figlia? È gravato da un mutuo e l'inquilino affittuario non ha mai versato neppure una rata. Ora la signora Ronsisvalle vive ospitata da amici o in un garage. La signora non chiede nulla di più di quello che le spetta di diritto e troviamo gravissimo, anche dal punto di vista umano, che il Comune faccia resistenza».

Ora la procura vuole vederci chiaro nella vicenda. Gli inquirenti starebbero approfondendo aspetti riguardanti presunte alterazioni arbitrarie dei presupposti di assegnazione degli alloggi e dei criteri di priorità, ma anche presunte irregolarità nelle modalità di convocazione delle assemblee consiliari. Quando si parlava del caso Ronsisvalle le sedute erano a porte chiuse, «adunanze segrete», in linguaggio tecnico, di cui tuttavia sarebbe stata omessa anche la verbalizzazione. Nei giorni scorsi il pm Mancusi ha chiesto una proroga delle indagini, per approfondire questi ed altri aspetti della vicenda. La parola ora spetterà al gip.

«Non so nulla di questa indagine – ha replicato ieri Filisetti – e non mi risulta, ad oggi, di essere indagato. Ad ogni modo, i provvedimenti amministrativi adottati sono sempre stati legittimi e finora neppure il Tar ha rilevato irregolarità. I consigli a porte chiuse? Certo, è vero: lo prevede il regolamento, quando si tratta di vicende personali, a tutela della privacy delle persone. Sedute non verbalizzate? Ammesso che sia così, cosa c'entra il sindaco in tutto questo? Non è certo compito mio verbalizzare le sedute, non capisco dove sarebbe l'eventuale abuso d'ufficio da parte mia».

Già nei mesi scorsi Filisetti aveva precisato che alla signora Ronsisvalle erano state proposte alcune soluzioni, fra cui sistemazioni in strutture Caritas o religiose, a spese del Comune, tutte rifiutate. «Erano tutte palesemente inappropriate alle esigenze della signora», aveva replicato l'Associazione inquilini ed assegnatari, che aveva preso le parti della donna. Ora saranno gli inquirenti a fare chiarezza.

Vittorio Attanà

e.roncalli

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