Mercoledì 27 Marzo 2013

Possenti, tutto il fascino
della piccola grande cronaca

Amanzio Possenti conosce bene il valore del territorio: dalla data della sua assunzione, nel 1963, fino alla pensione, nel 1994, Possenti è stato caposervizio della redazione provincia. Amanzio viene da una famiglia trevigliese, famiglia di giornalisti: il fratello Renato è stato caporedattore dell'Eco mentre Manlio fu il primo dei fratelli Possenti a iniziare la collaborazione con L'Eco e la corrispondenza con diversi quotidiani nazionali, corrispondenze che poi passò ai fratelli perché Manlio diventò commercialista e lasciò il giornalismo.

Racconta Amanzio: «Sono stato assunto nel 1963, ma i miei primi articoli sono apparsi su L'Eco nel 1950, avevo quindici anni. Mi occupavo di Treviglio, ogni giorno facevo il giro di nera, carabinieri, vigili urbani, ospedale...». All'epoca, le sostituzioni estive erano per i giovani collaboratori una sorta di esame di maturità: se andavi bene, facilmente poi venivi assunto. Fu così anche per Amanzio che ne affrontò un paio prima dell'assunzione.

Racconta: «Io ero innamorato del giornalismo e lo sono ancora. Ogni giorno su quella scrivania della redazione di provincia mi arrivavano i fuori sacco da tutta la Bergamasca, articoli che viaggiavano sugli autobus, opera di corrispondenti validissimi. Costituivano l'ossatura delle pagine del giorno dopo. Non era facile fare il corrispondente in provincia. A volte dovevi affrontare la diffidenza della gente, la non voglia di apparire. Voglio ricordare Pier Giorgio Locatelli da Verdello, Gerolamo Villa da Fara d'Adda, Luigi Pegurri da Lovere, Piero Vescovi da Trescore, Leonardo Viola da Cisano, Gianfranco Gaspari da Sarnico, Antonio Beni da Chiuduno, Mario Mai e Vittorio Bettoni dalla Val di Scalve, il fotografo Dante Frosio dalla Valle Imagna... Il valore di un giornale di provincia è dato in grande parte da queste persone che ogni giorno si impegnano, cercano notizie, trasmettono articoli, suggeriscono possibili inchieste». Amanzio Possenti, classe 1935, ancora oggi è direttore del settimanale Il Popolo Cattolico di Treviglio.

Che cosa pensa del giornalismo di oggi?
«È condizionato dai nuovi mezzi informatici, dalla super rapidità con cui le notizie si propagano, ma anche vengono bruciate. C'è un'eccessiva tendenza a "sparare" titoli clamorosi... Io credo in un giornalismo più attento alle piccole cose e alla gente, un giornalismo che sia rispettoso, che faccia nascere un rapporto affettivo fra quotidiano e lettore. Le nuove tecnologie sono una buona cosa, io stesso ho cominciato a usare il computer solo nel 2007, ma ne sono felice. Ma non dobbiamo farcene condizionare in modo eccessivo».

P. A.

e.roncalli

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