Domenica 31 Marzo 2013

«Niente slot machine nel bar»
Calolziocorte mette l'adesivo

Si moltiplicano le iniziative contro la dipendenza dal gioco d'azzardo, coinvolgendo e sostenendo anche i baristi che scelgono di non tenere slot machine nei loro locali. A Calolziocorte l'associazione «L'Altra via» ha lanciato una campagna per promuovere i bar «no slot», che rinunciano appunto delle famigerate macchinette: con un apposito adesivo distribuito ai locali dall'associazione i clienti potranno riconoscerli dall'esterno.

In questo Comune al confine tra le province di Lecco e Bergamo il tema è sentito: poco meno di due anni fa si erano infatti sollevate polemiche sull'arrivo di una sala giochi in via Fratelli Calvi. In quella circostanza c'era stato un gran parlare sull'importanza di un regolamento rigido da parte dei Consigli comunali, con collegamenti alle distanze dei cosiddetti luoghi sensibili.

Fatto è che poi, alla fine, nonostante il regolamento rigido, la sala in questione aveva regolarmente aperto come «sala scommesse», con l'autorizzazione della questura di Lecco. Da allora la situazione normativa non è cambiata su queste possibili autorizzazioni, anche se non mancano inchieste e allarmi sulla pericolosità del gioco d'azzardo alimentato dalle slot machine che, tra l'altro, a Calolziocorte, si trovano all'interno di molti bar.

A sollevare la questione nei giorni scorsi è stata l'associazione «L'Altra via» – che ha sede in via XXIV Maggio nella libreria equosolidale – in un incontro alla presenza di Giorgio Mazzoleni dell'Asl di Lecco che ha riferito delle iniziative in atto per combattere la dipendenze dai videogiochi.

L'associazione calolziese, come ha sottolineato il rappresentante Dario Consonni, ha voluto portare avanti un'iniziativa a favore dei bar calolziesi che non hanno all'interno le slot machine. All'incontro hanno preso parte proprio due titolari di bar cittadini, Fabio Valsecchi del bar «Grillo», e Vincenzo Segunto contitolare del bar «Baobab», i quali non hanno mancato di evidenziare la loro scelta controcorrente: «La nostra scelta – hanno spiegato i due gestori dei locali – non è stata legata ad interessi economici, ma di natura etica e morale. Con il tempo viene sempre più apprezzata dai nostri clienti».

e.roncalli

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