Domenica 07 Aprile 2013

Yara, si fruga tra i vecchi ricordi
Stupore a San Lorenzo di Rovetta

Non si parla d'altro a San Lorenzo di Rovetta. Dopo Gorno, è quest'altra frazione della Valle Seriana ad essere finita al centro dell'attenzione mediatica per le indagini sull'omicidio di Yara Gambirasio.

Proprio di San Lorenzo infatti è (o almeno era cinquanta anni fa) la donna che secondo il racconto di un testimone ascoltato nei giorni scorsi dai carabinieri di Clusone avrebbe dato a Giuseppe Guerinoni un figlio non riconosciuto il quale, ipotizzano gli inquirenti, potrebbe essere l'omicida della tredicenne di Brembate. Ecco perché in piazza, nei bar e per strada tutti cercano di ripensare a qualcosa o qualcuno che possa assomigliare a questo racconto, ma finora nessuno ricorda nulla del genere.

Già al mattino al bar Birimbao, di fronte alla chiesa, la notizia del giorno catalizza le discussioni di tutti i presenti. Gli articoli di giornale parlano chiaro, eppure ci sono tanti dubbi e perplessità. Il primo anzitutto è per la tempistica: «Ma se è un anno o forse più che si parla di questo figlio illegittimo del Guerinoni, com'è che questo ex collega di lavoro salta fuori proprio adesso?».

La Presolana imbiancata di fresco sembra non avere nessuna risposta. Neppure il sindaco Stefano Savoldelli è di aiuto: i carabinieri in questi giorni sono stati nel vostro ufficio anagrafe per controllare i nominativi di figli nati da padre ignoto? «Non ho nulla da dire, chiedetelo agli inquirenti o in Procura» risponde secco al telefono.

Eppure la gente di San Lorenzo vuole sapere, non per una curiosità morbosa, ma per dare finalmente pace alla famiglia di Yara. «È ora che trovino il suo assassino – sostiene convinta Caterina Benzoni – e se sarà del nostro paese, pazienza. L'importante è che si sappia la verità. Ma dubito che si debba cercare a San Lorenzo: ho 84 anni e non mi ricordo di una donna che negli anni '60 abbia avuto un figlio non riconosciuto».

Proprio i ricordi delle donne che cinquanta anni fa diventavano mamme sembrano confermare queste perplessità. «Sono andata a rivedere le foto di classe della scuola dei miei figli – racconta Francesca Savoldelli – ma non ho ritrovato nessuno che allora fosse, diciamo così, un po' chiacchierato». Innocenza Benzoni, 92 anni di età, è tra le persone più anziane della frazione di Rovetta e conclude: «Il paese negli ultimi dieci, quindici anni è molto cambiato: prima c'erano poche famiglie, ora è arrivata molta gente anche dai paesi vicini. Ma negli anni '60 e '70 non mi pare che ci fosse una donna con un figlio nato da un padre ignoto».

Le voci girano veloci, qualcuno azzarda anche qualche nome, diversi uomini sono stati conoscenti o amici di Giuseppe Guerinoni, ma la gente di San Lorenzo tutto vuole meno che il clamore di certi telegiornali voyeuristici. «Anche perché – aggiunge Giuseppe Savoldelli – c'è da rispettare la famiglia di Yara, quella di Guerinoni e quella di questa fantomatica donna, che forse potrebbe essere stata sposata all'epoca o essersi rifatta una vita subito dopo. Per lei, se è ancora viva, questi sono di sicuro giorni tremendi».

Nessuna omertà dunque, ma discrezione e rispetto. «Che il nostro paese sia coinvolto così direttamente nelle indagini di Yara – dice Ivan Savoldelli, il titolare del Birimbao – è un'assoluta novità. So che l'estate scorsa diverse persone del nostro paese erano state chiamate per il test del Dna, ma questa accelerata è stata proprio un fulmine a ciel sereno».

Ieri sera all'edicola di Giuliana Imberti tutti i quotidiani che parlavano del caso erano esauriti. In chiesa don Guido Rottigni, durante la Messa prefestiva, non ha affrontato l'argomento: «Per ora nessuno è venuto a parlarmi della questione, tanto meno gli inquirenti. Se mi dovessero chiedere di lanciare un appello per scuotere i ricordi dei miei parrocchiani, però sono pronto a farlo».

È l'ora del tramonto. La Presolana si tinge di rosa. Pensare che il mostro di Yara sia cresciuto quassù, di fronte a tanta bellezza, mette i brividi.

m.sanfilippo

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