Martedì 09 Aprile 2013

Giovani sfiduciati e senza lavoro
«Il trend è deve essere invertito»

Parte in quarta Unibergamorete – un mese di incontri promossi dall'Università di Bergamo su argomenti di varia natura dentro e fuori l'ateneo – e lo fa con un tema scottante: i giovani e il lavoro. Tocca a Nando Pagnoncelli, presidente Ipsos, tracciare il quadro. In Italia la disoccupazione giovanile è al 38%, oltre la media europea, e i giovani che non studiano né cercano lavoro superano il 20%.

«Quello dell'occupazione è il tema più sentito nel nostro Paese, tutti ne parlano ma nessun politico né partito fa proposte concrete – sottolinea Pagnoncelli –. I nostri giovani guardano al futuro con preoccupazione, non hanno fiducia nelle istituzioni e credono che la politica sia incapace di dare risposte adeguate».

Le nuove generazioni pensano che il sistema di protezione sociale debba essere più equo ed efficace e giudicano negativamente la riforma delle pensioni, molti ritengono che sarà quasi obbligatorio ricorrere alla previdenza integrativa, ma come, senza un lavoro sicuro? «I ragazzi che abbiamo intervistato sono convinti che le risorse ci siano ma vengano spese male; si toglie alle famiglie, primi ammortizzatori sociali, per far quadrare i conti pubblici, privando i giovani di prospettive future. Come uscirne? Con interventi strutturali e misure impopolari, ma per far questo serve innanzitutto fiducia».

Il rettore Stefano Paleari prova a dare la ricetta per invertire il trend, far ripartire la domanda interna e uscire dalla crisi occupazionale. «Occorre generare aspettative positive, studiare prodotti e settori in evoluzione crescente – come quello dell'università e della sanità–, mettere a punto contratti adatti al ciclo di vita della persona e alleggerire il peso della burocrazia, riducendo vincoli e zavorre che pesano sulla creazione di posti di lavoro». Auspica un'azione comune ,«perché è l'intero sistema a dover dare risposte», Giovanni Chiabrera di ItaliaLavoro, secondo il quale «in questo momento difficile bisogna essere forti e robusti per entrare nel mondo del lavoro, per questo serve lavorare sulla formazione».

Gli imprenditori non possono che confermare. Matteo Zanetti, Confindustria Bergamo, sottolinea come nella nostra provincia l'occupazione tenga rispetto alla media nazionale, nonostante ciò il numero di imprese che assumono nell'ultimo anno è andato calando, passando dal 20% del 2011 al 13% del 2012. «Hanno buoni risultati le aziende che esportano e innovano, queste hanno raddoppiato le assunzioni rispetto allo scorso anno. Oggi sono i legami con i mercati esteri e le tecnologie a far crescere l'occupazione – continua Zanetti –. L'orientamento, l'alternanza scuola-lavoro, l'apprendistato e i tirocini sono esperienze da incrementare, così come le start up d'impresa innovative».

Eppure la formazione nelle piccole e medie imprese è ancora considerata un costo per l'azienda, avverte Adriana Regonesi, presidente dell'Ordine dei consulenti del lavoro di Bergamo. «È necessario un continuo adattamento ai percorsi professionali per inserirsi e restare nel mondo del lavoro. Serve una strategia di formazione continua nelle imprese e bisogna avere la consapevolezza che fare formazione è importante». Di giovani sfiduciati, senza progetti per il futuro, che non sanno cosa faranno da grandi parla Paola Mazzoleni, responsabile delle risorse umane di Tenaris Dalmine: «Questo clima di negatività non aiuta. Noi abbiamo scelto di scommettere sui giovani, quando è iniziata la crisi abbiamo investito in ricerca, sviluppo e innovazione; e i risultati sono arrivati».

Anche in un settore come quello dell'editoria – che sta vivendo una crisi strutturale oltre che congiunturale – far convivere esperienza e innovazione è fondamentale – dice Massimo Cincera, ad di Sesaab, che porta l'esempio di Mediaon, «il nostro centro di ricerca e sviluppo che dà lavoro a giovani molto preparati e motivati».

Ferdinando Piccinini, segretario provinciale Cisl, porta la voce del sindacato e ricordando la crisi vissuta dall'edilizia bergamasca e da una parte significativa del settore manifatturiero, invita a «potenziare le filiere più innovative e a migliorare la collaborazione tra il mondo del lavoro e quello della formazione».

Camilla Bianchi

a.ceresoli

© riproduzione riservata