Martedì 14 Maggio 2013

«La lezione di un uomo di stile»
Mons. Dellavite ricorda Missoni

«Un uomo che ha creduto nell'amore che si fa casa. Un credente che ha sfidato Dio nell'impastare i colori». Così mons. Giulio Dellavite, Segretario Generale Curia diocesana di Bergamo, ha ricordato Ottavio Missoni del quale ha presieduto il rito funebre.

Questo il testo integrale dell'omelia

Funerale Ottavio Missoni 13 maggio 2013

Un uomo che ha creduto nell'amore che si fa casa. Un atleta che ha battuto la fatica per tagliare un traguardo. Uno stilista che ha preso i disegni dei sogni per farne abiti. Un anziano che non ha mai smesso di sognare come un bambino. Un credente che ha sfidato Dio nell'impastare i colori.

A giugno mi disse: "Se Dio c'è, è un artista, anzi uno stilista. Io ho cercato di essere come lui". Poi, con un sorriso dentro uno sguardo provocatorio mi disse: "Non so se Dio è come ce lo raccontate voi preti, perché se guardiamo alla realtà o gli siamo venuti male noi o è lui che non è un granché a disegnarci".

Mi sono allora chiesto cosa fosse per lui pensare a un Dio stilista che vuole il meglio per la nostra vita. Mi stavo arrovellando quando ho sentito un bambino cantare quella canzoncina famosa di Sergio Endrigo su un testo di Gianni Rodari: "Per fare un tavolo ci vuole il legno, per fare il legno ci vuole l'albero, per fare l'albero ci vuole il seme, per fare il seme ci vuole il frutto, per fare il frutto ci vuole un fiore, ci vuole un fiore, per fare un tavolo ci vuole un fio-o-re". Se questa strofa viene subito a memoria a tutti, pochi ricordano la frase che la precede e che inizia la canzone: "Le cose di ogni giorno raccontano segreti a chi le sa guardare ed ascoltare".

Ci è scontato affermare che per fare il legno ci vuole l'albero Fin da bambini studiamo che per fare l'albero ci vuole il seme. Ma da grandi non abbiamo più il coraggio di tirare la conclusione che per fare un tavolo ci vuole un fiore. Per fortuna ci sono artisti, come Ottavio, che ci ricordano che per fare un tavolo ci vuole un fiore. Come disse Fellini: "L'unico vero realista è il visionario".

Così è stata la sua storia, così ci aiuta a guardare la nostra vita. Quante volte il fiore sbocciato di un minuscolo sogno, proprio perché ci abbiamo creduto davvero, ...è diventato tavolo da cucina per la condivisione della quotidianità come famiglia, ...è diventato tavolo da lavoro su cui poggiare disegni e progetti e valutare i risultati, ...è diventato tavolo da salotto attorno a cui accogliere le persone a cui vuoi bene.

Così è nelle storie d'amore e di amicizia, così è nelle imprese di lavoro, così fa Dio con noi: prende un puntino di colore dalla tavolozza della quotidianità e lo lavora con premura per farlo fiorire e trasformarlo in tavolo, anzi nell'ultimo tipo di tavolo, in quel tavolo che è l'altare. Le cose di ogni giorno raccontano segreti solo a chi le sa guardare ed ascoltare.

Come Ottavio. Questi segreti Ottavio li ha resi materia, stoffa, colore. Se ci pensiamo bene ci rendiamo conto che un vestito è in realtà una lingua con cui comunicare qualcosa a qualcuno. Attraverso il vestito, si dice chi si è e chi si vorrebbe essere. La moda passa, lo stile resta. Non siamo qui a salutare un "personaggio della moda", ma siamo qui per raccogliere una lezione da un "uomo di stile".

La saggezza è il riassunto del passato, ma la bellezza è la promessa del futuro (Oliver Wendell Holmes). Tra il passato e il futuro, però può succedere quel presente in cui la vita ad un certo punto ribalta tutto. Tutto fila liscio, va bene, poi di colpo si rovescia.

Come si è rovesciata la trama della famiglia Missoni, come si è ribaltato il cuore di Ottavio e Rosita (e di tanti) alla notizia dell'incidente che ha coinvolto Vittorio e Maurizia. I morbidi fili colorati del quotidiano sono diventati nodi duri, i disegni dei sogni si sono trasformati in fili intricati. Ma proprio come un tessuto, la vita mostra il suo rovescio, che non è bello come il dritto.

Nel rovescio però vedi l'intreccio dei fili, cogli ciò che lega, apprezzi il valore della fatica di ogni singolo punto di maglia. È nel rovescio che distingui il dozzinale dall'opera d'arte. Ora Ottavio, dal cielo, vede la realtà dal verso giusto. Chiediamogli di fissare i suoi occhi pieni di luce nei nostri occhi opacizzati dal grigio della mediocrità. Un uomo che ha creduto nell'amore che si fa casa.

Un atleta che ha battuto la fatica per tagliare un traguardo. Uno stilista che ha preso i disegni dei sogni per farne abiti. Un anziano che non ha mai smesso di sognare come un bambino. Un credente che ha sfidato Dio nell'impastare i colori. Nella comunione con il Cristo crocifisso e risorto, Ottavio ora vede "altro" e vede "oltre".

Proprio per questo ci fa guardare il nero della morte per dirci che il nero non è una macchia ma è un colore. Questo nero non è da togliere, da scacciare, da allontanare, ma è un colore della tavolozza della vita, è seta da tessere sul telaio del quotidiano che, come solo sa fare il nero, può dare lucentezza ai colori. Per usare parole di Ottavio: "Il nero è bello e indispensabile. Serve ad appoggiarci sopra i colori. È la mamma dei colori".

Lo salutiamo, allora, immaginandolo che già sta dando consigli al Padre Eterno. Non per vantarsi, perché non sarebbe proprio lui, ma se Ottavio dà consigli a Dio è solo per fare migliori noi. Questo è sempre stato il suo principio: fare migliore chi ami. E, d'accordo col Dio di Gesù Cristo, come due stilisti che gomito a gomito riguardano i ricami della storia e delle storie li immagino che si fissano negli occhi e insieme sussurrano, convinti, il famoso aforisma di Dostoevskij: "La bellezza salverà il mondo".

Questo è stata la sua vita, questo è stato il suo dono, questo è stato il talento messo a frutto per il quale Dio fa festa, questo è l'impegno che Ottavio ci lascia: credere, come ha creduto lui e come crede Dio, che solo la bellezza salverà il mondo.

Mons. Giulio Dellavite Segretario Generale Curia diocesana di Bergamo

e.roncalli

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