Martedì 11 Giugno 2013

«Una Chiesa ricca è senza vita
San Pietro non aveva un conto»

«San Pietro non aveva un conto in banca». E anche la Chiesa di oggi deve agire con «gratuità» e «povertà»: se si vuol fare una «Chiesa ricca», allora la Chiesa «invecchia», «non ha vita». Nella messa di stamane a Santa Marta, papa Francesco ha toccato uno dei punti cardine, programmatici, del suo pontificato: quello di una Chiesa non legata alle ricchezze materiali, in cui la testimonianza di povertà salva dal diventare meri «organizzatori» di opere, o peggio «imprenditori».

E anche il richiamo a San Pietro, naturalmente privo di «un conto in banca», riapre il gioco delle ipotesi su che strada prenderanno le riforme che Bergoglio si appresta a operare sulle strutture della Chiesa e se queste toccheranno anche le istituzioni finanziarie, come lo Ior.

«Non procuratevi oro nè argento nè denaro nelle vostre cinture»: questa l'esortazione rivolta da Gesù agli apostoli da cui il Pontefice è partito nella sua omelia, nella messa concelebrata, tra gli altri, dall'arcivescovo Gerhard Ludwig Mueller e a cui hanno preso parte i sacerdoti e collaboratori della Congregazione per la Dottrina della Fede.

«La predicazione evangelica nasce dalla gratuità, dallo stupore della salvezza che viene e quello che io ho ricevuto gratuitamente, devo darlo gratuitamente», ha detto Bergoglio.
«E dall'inizio erano così, questi - ha proseguito -. San Pietro non aveva un conto in banca, e quando ha dovuto pagare le tasse il Signore lo ha mandato al mare a pescare un pesce e trovare la moneta dentro al pesce, per pagare. Anche Filippo, quando ha trovato il ministro dell'economia della regina Candace, non ha pensato: "Ah, bene, facciamo un'organizzazione per sostenere il Vangelo!" No! Non ha fatto un "negozio" con lui: ha annunziato, ha battezzato e se n'è andato».

Il Papa ha voluto sottolineare che il Regno di Dio «è un dono gratuito». «Tutto è grazia. Tutto - ha spiegato -. E quali sono i segni di quando un apostolo vive questa gratuità? Ce ne sono tanti, ma ne sottolineo due soltanto: primo, la povertà. L'annunzio del Vangelo deve andare per la strada della povertà. La testimonianza di questa povertà: non ho ricchezze, la mia ricchezza è soltanto il dono che ho ricevuto, Dio.
Questa gratuità: questa è la nostra ricchezza!».

E secondo Bergoglio, «questa povertà ci salva dal diventare organizzatori, imprenditori... Si devono portare avanti le opere della Chiesa - ha osservato -, e alcune sono un pò complesse; ma con cuore di povertà, non con cuore di investimento o di un imprenditore, no?». La Chiesa, ha ribadito, «non è una ong: è un'altra cosa, più importante, e nasce da questa gratuità.
Ricevuta e annunziata».

La povertà, ha quindi rimarcato, «è uno dei segni di questa gratuità». L'altro segno, ha aggiunto Papa Francesco, «è la capacità di lode: quando un apostolo non vive questa gratuità, perde la capacità di lodare il Signore». Questi sono i segni di un apostolo che vive questa gratuità: «la povertà e la capacità di lodare il Signore». «E quando troviamo apostoli che vogliono fare una Chiesa ricca e una Chiesa senza la gratuità della lode - ha concluso papa Francesco -, la Chiesa invecchia, la Chiesa diventa una ong, la Chiesa non ha vita».

Su temi molto vicini oggi il Papa ha parlato anche con un nuovo «tweet»: «Non dobbiamo avere paura della solidarietà, di sapere mettere ciò che siamo e che abbiamo a disposizione di Dio», ha scritto sull'account @Pontifex.

Fausto Gasparroni

a.ceresoli

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