Mercoledì 19 Giugno 2013

Jannone replica alle accuse:
«Non c'è stata alcuna estorsione»

Dottor Giorgio Jannone, secondo la Procura lei sarebbe il presunto protagonista di una estorsione tentata nell'ambito delle elezioni per il rinnovo del consiglio di sorveglianza di Ubi Banca. In pratica, stando alle contestazioni, avrebbe intimato a una delle liste concorrenti di ritirarsi, pena la rivelazione che le firme raccolte per la presentazione non erano valide.
«Ho il massimo rispetto per il lavoro della magistratura, ma in questo caso, a mio giudizio, non può esserci alcuna tentata estorsione».

Perché?
«Perché ho presentato almeno 30 esposti in cui parlavo apertamente di irregolarità avvenute nella fase pre-assembleare, irregolarità denunciate in almeno 15 tra conferenze stampa e pubblici dibattiti. Sedici di questi esposti li ho inviati ai vertici Ubi, sei alla Consob, sei alla Banca d'Italia, uno ai probiviri e uno al tribunale di Bergamo. Tenga presente che proprio L'Eco ne aveva parlato già il 30 marzo, in pratica contemporaneamente alla mia visita in Ubi».

Davvero, come si sospetta tra gli inquirenti, non ha mai prospettato uno scambio a un componente della lista di Andrea Resti del tipo: se non vi ritirate, denuncio che le vostre firme sono irregolari?
«No, perché gli esposti erano già stati presentati formalmente e ci avevo messo la faccia, parlando di persona con i massimi vertici di Consob e Banca d'Italia. Se fossi tornato sui miei passi, mi sarei giocato rapporti consolidati da decenni».

(...)

Ha qualcosa da rimproverarsi?
«Mi rimprovero di aver fatto mie le critiche e le lamentele di molte persone e di conseguenza di aver talvolta ecceduto nei toni. Ma sono convinto che il risultato assembleare avrà nuove importanti prospettive».

Leggi la lunga intervista a Jannone su L'Eco in edicola mercoledì 19 giugno

a.ceresoli

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