No Tav, attivisti interrogati
«Strumenti per manifestare»

Le bottiglie di benzina che avevano nell'auto servivano solo ad incendiare i pneumatici per un'azione di disturbo del traffico in autostrada, le cesoie e tutto il resto sono strumenti che avrebbero usato per manifestare contro il cantiere.

Le bottiglie di benzina che avevano nell'auto servivano solo ad incendiare i pneumatici per un'azione di disturbo del traffico in autostrada, le cesoie e tutto il resto sono strumenti che avrebbero usato per manifestare contro il cantiere.

Si sono difesi così, lunedì mattina 2 settembre davanti al gip di Torino Giuseppe Marra, i due attivisti fermati venerdì scorso in Val di Susa con un arsenale nell'auto. Paolo Rossi, 26 anni di Vilminore di Scalve e Davide Forgione, 21 anni di Torino sono difesi dai legali No Tav Massimo Bongiovanni e Stefano Bertone.

Al termine dell'interrogatorio di convalida il gip si è riservato la decisione. Oggi o al più tardi domani i due ragazzi potrebbero restare in carcere o finire ai domiciliari. I due erano stati fermati poco prima di mezzanotte nella zona del cantiere Tav di Chiomonte in Val di Susa e arrestati con l'accusa di detenzione di materiale esplodente.

Nella Toyota Yaris su cui viaggiavano avevano sei tubi in pvc, 63 bengala, 5 bottiglie di benzina, 2 scatole di diavolina, 5 fionde, 4 cesoie, una matassa di corde, flaconi di maalox (per neutralizzare gli effetti dei lacrimogeni), maschere antigas, 31 chiodi a quattro punte e 6 pneumatici.

Paolo Rossi, che da anni studia in università a Torino, farebbe parte dell'ala più integralista del movimento che si oppone alla costruzione della linea Tav, il Clp (Comitato di lotta popolare) di Bussoleno.

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