Mercoledì 11 Settembre 2013

Vicky in cella: ho perso il controllo
non sapevo d'aver investito Kumar

«Ho perso il controllo dell'auto, non volevo investire nessuno e non sapevo che l'uomo a terra fosse mio fratello». Si è disperato Vicky Vicky, operaio indiano di 25 anni, che domenica sera a Chiuduno ha travolto e ucciso la dottoressa Eleonora Cantamessa e il fratello Kumar Baldev.

Quando è stato interrogato dagli inquirenti nella caserma di via delle Valli, Vicky ha subito detto di non aver partecipato al pestaggio e di non aver saputo che quell'uomo a terra, su cui era chinata la dottoressa, fosse Kumar. Ha confermato invece di essere alla guida della Golf grigia che li ha travolti.

L'operaio venticinquenne, che si trova nel carcere di via Gleno in attesa dell'interrogatorio del gip, è quindi fermato con l'accusa di omicidio volontario nei confronti della dottoressa e di lesioni nei confronti degli altri feriti nell'incidente. La sua posizione potrebbe ulteriormente aggravarsi se l'autopsia – non ancora fissata – stabilirà che la morte di Baldev è avvenuta a causa dell'investimento e non per il pestaggio. Vicky è anche indagato per rissa insieme ad altri sei connazionali, in parte rimasti feriti domenica sera e quindi fermati nell'immediatezza negli ospedali, in parte identificati nel corso della notte e portati in caserma. Oltre a questi ci sono una decina di altri indiani le cui posizioni sono ancora al vaglio.

Il lavoro dei carabinieri di Grumello e Bergamo, coordinati dal sostituto procuratore Fabio Pelosi, è molto complesso. A partire dal movente, che risalirebbe a vecchie faide all'interno di gruppi familiari che vivono tra Casazza, Borgo di Terzo, Vigano, Gorlago e San Paolo d'Argon. Tra cui, nel corso degli anni, ci sarebbero state risse, aggressioni, minacce, querele e controquerele per i motivi più futili e disparati, comprese partite di cricket e kabbadi, sport indiano simile al rugby.

L'avvocato che assiste la famiglia di Eleonora Cantamessa ha annunciato che si costituiranno parte civile: «Non per un risarcimento economico – spiega – ma perché sia fatta giustizia. Abbiamo piena fiducia e forniremo massima collaborazione alla procura e ai carabinieri».

Su L'Eco in edicola mercoledì 11 settembre sei pagine dedicate alla tragedia di Chiuduno

a.ceresoli

© riproduzione riservata