Dal pensionato all'ex veterinaria
Ecco chi chiede l'elemosina

Le loro sono storie a metà, perché nel racconto manca sempre qualcosa. Qualcosa di non detto, di non confessato, per pudore, per vergogna, per paura. Le loro vite sono spezzate, c'è sempre un prima e un dopo. E a fare da spartiacque è sempre la strada.

Le loro sono storie a metà, perché nel racconto manca sempre qualcosa. Qualcosa di non detto, di non confessato, per pudore, per vergogna, per paura. Le loro vite sono spezzate, c'è sempre un prima e un dopo. E a fare da spartiacque è sempre la strada.

In passato erano donne e uomini felici nella loro famiglia, ora sono anime invisibili che vagano per la città. Non hanno casa, non hanno denari, non hanno nulla, se non le mani per chiedere soldi ai semafori, agli incroci, sotto i portici o sui viali.

Basta alzare dagli occhi il velo della frenesia quotidiana e guardarsi attorno per vedere la povertà che si mostra in tutta la sua durezza. Alcuni sono volti noti, quasi amici, perché da anni stazionano in quello che per loro è diventato il posto di lavoro.

C'è l'immigrato 61enne che al rondò di Colognola ha allestito il suo mercatino («Ogni giorno riesco a racimolare 20-25 euro»), l'ex ricoverato nel reparto di Psichiatria che ora sta ai portici di piazza Pontida, il mendicante romeno che ha scelto Porta Sant'Agostino e l'immigrata che prima di arrivare in Italia faceva la veterinaria.

Le loro storie su L'Eco di Bergamo del 14 settembre

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