Fiaccole e preghiere, in 500
per l'abbraccio a Eleonora

Chiuduno e Trescore, insieme alla comunità sikh di Bergamo, sono legate a doppio filo dallo stesso dolore. Domenica sera 15 settembre una grande folla si è radunata per ricordare Eleonora Cantamessa e Kamir Baldev a una settimana dalla tragedia.

Chiuduno e Trescore, insieme alla comunità sikh di Bergamo, sono legate a doppio filo dallo stesso dolore. A distanza di una settimana esatta dalla tragedia che è costata la vita a Eleonora Cantamessa, ginecologa 44enne di Trescore, e a Kamir Baldev, indiano residente a Gorlago, domenica sera 15 settembre una grande folla ha rafforzato questo sentimento di dolore condiviso, ricordando le due vittime dell'omicidio che si è consumato domenica 8 settembre in via Kennedy, alle porte di Chiuduno.

Proprio in quel punto, ieri sera, - tra i mazzi di fiori che nei giorni scorsi erano stati appoggiati sulla strada e nella vicina scarpata - sono state accese decine e decine di candele e cerini che hanno creato un tappeto di luce. Una luce la cui intensità era pari a quella sprigionate dalle fiaccole che hanno illuminato la strada, dal piazzale del Palasettembre fino al luogo della tragedia durante la manifestazione.

In testa al corteo spiccavano i ceri dei familiari di Eleonora, di mamma Mariella, di papà Mino, e del fratello Luigi. C'erano anche il sindaco di Chiuduno Stefano Locatelli, il sindaco di Trescore Alberto Finazzi e gli amministratori comunali dei due paesi. Massiccia la presenza della comunità sikh presente con alcuni striscioni in cui si leggevano frasi di questo tipo: «Il vostro dolore è il nostro dolore» e «La luce di queste fiaccole ci conduca alla pace».

Durante la sosta sul luogo dell'omicidio è stato recitato il padre nostro, seguito dalla preghiera funebre recitata dalla comunità indiana. Papà Mino ha ricordato il giorno della laurea di Eleonora, leggendo un pensiero che la maestra le aveva dedicato in un biglietto che riportava la «preghiera semplice» di San Francesco: «O Signore fa di me uno strumento della tua pace, dove è odio che io porti l'amore, dove è offesa che io porti il perdono». Mamma Mariella, invece, ha voluto ricordare una frase pronunciata dalla figlia a commento di una funzione religiosa: «La vita è come noi la guardiamo».

Leggi le due pagine dedicate all'argomento su L'Eco di lunedì 16 settembre

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