Venerdì 20 Settembre 2013

Presidio all'ospedale di Treviglio
Pesanti accuse dal sindacato Cisl

«È un comportamento assolutamente censurabile». Questa l'accusa della Fp Cisl di Bergamo nei confronti dell'Azienda ospedaliera di Treviglio. Adesso la vertenza si apre ufficialmente e «rumorosamente» con il presidio di martedì 24 settembre, dalle 9 alle 12,30, davanti all'ospedale.

La vicenda dello scontro tra sindacato e azienda si trascina ormai da tempo, se è vero che la corrispondenza tra Rsu, Cisl e Direzione ospedaliera è fitta già dallo scorso anno. I nodi della questione riguardano le 150.000 ore di straordinario arretrate effettuate dal personale (i casi specifici vanno dalle 500 alle 4.000 ore per ogni lavatore ancora da retribuire); le 20.000 giornate di ferie non godute; i coordinamenti infermieristici conferiti in modo unilaterale; il mancato confronto sulla ricognizione dei posti di coordinamento, sui bandi di selezione; la mancata consegna di documentazione dovuta; la questione della «Pronta disponibilità» e dei suoi costi.

Insomma, «palesi violazioni di carattere contrattuale, legislativo e normativo, peraltro già denunciate alla Magistratura, sulle quali ravvisiamo la totale inerzia dell'azienda», segnala Giulio Pennacchia, responsabile sindacale Cisl per l'ospedale di Treviglio. Nel dettaglio, i coordinamenti infermieristici di molti settori, sottolinea la Cisl, «sono stati conferiti in assenza di idonea selezione tra aventi diritto, ma assegnati con comunicazione della dirigenza aziendale a personale scelto unilateralmente dalla dirigenza stessa, attribuendo così un ingiusto vantaggio a quelli che hanno poi partecipato alla successiva selezione, che, tra l'altro, non ha tenuto conto degli obblighi contrattuali e legislativi in vigore all'atto dell'espletamento della selezione e relativi al possesso di titoli per la copertura dei posti. Prassi questa, ininterrotta anche dopo tale selezione, avvenuta nel lontano 2008, con il conferimento di nuovi incarichi da parte dell'azienda a personale scelto in modo unilaterale, anche ad alcuni sprovvisti dei titoli necessari per legge!».

C'è poi l'aspetto della «pronta disponibilità», ovvero l'assegnazione di turni extra-orario che contrattualmente non potrebbero superare le 6 volte al mese, svolti anche da personale con qualifica dirigenziale, adeguatamente liquidati, affidati in modo «amicale» e sempre alle stesse persone, come segnalano anche alcuni volantini appesi in ospedale a nome di non meglio precisati «Amici dei Lavoratori».

«In pratica - spiega Pennacchia - a poche persone attentamente selezionate, si concedono "liberalità" di 500, 600, anche 1.000 € al mese, oltre allo stipendio, anziché organizzare rotazioni tra i lavoratori, mentre si negano i pagamenti degli straordinari, si lamentano difficoltà economiche, e si permette che una lavoratrice abbia svolto già più di 400 turni di pronta disponibilità su 365 giorni annui per 3 anni consecutivi».

Il vaso, insomma, è colmo. «La nostra disponibilità a incontrare l'azienda per cercare di risolvere i numerosi problemi aperti non ha sortito alcun effetto».

m.sanfilippo

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