Mercoledì 02 Ottobre 2013

Jimmy, indagini fino in Slovenia
E il secondo cellulare non si trova

Non solo in Brasile. Le indagini sull'omicidio di Jimmy Ruggeri arrivano anche in Slovenia. Il fratello di Ivan Ruggeri, 44 anni, è stato freddato con due colpi di pisola sabato mattina, davanti alla palestra che frequantava abitualmente a Castelli Calepio, in provincia di Bergamo.

Mentre i carabinieri sono a caccia degli esecutori materiali, la pm Carmen Pugliese si è incontrata a Vicenza con la collega Silvia Golin e il procuratore Antonio Cappellieri. Lo scopo del vertice era quello di cercare indizi e informazioni utili tra le carte del processo che Ruggeri doveva affrontare in questi giorni nel tribunale berico per un procedimento a carico suo e di altri per frode fiscale. L'avvocato dell'imprenditore aveva fatto proposta di patteggiamento appena 24 ore dell'omicidio.

Secondo gli inquirenti, è possibile che la vittima avesse fatto delle ammissioni nel corso delle indagini, con tanto di nomi e cognomi di personaggi pericolosi. L'inchiesta si occupava di fatture false con imprese austriache e slovene e non si esclude che l'ordine di sparare sia arrivato da oltre confine. Sotto la lente di ingradimento sono finiti anche due viaggi in Brasile che Ruggeri ha fatto come volontario per conto di una onlus modenese.

Inoltre non è stato ancora ritrovato il secondo cellulare di Jimmy: «Non sappiamo dove sia» commenta Bruno Ruggeri, fratello maggiore di Gian Mario. «Abbiamo trovato la scatola di quel telefonino - conferma Bruno - dentro c'erano il caricabatterie e una batteria. Ma non l'apparecchio». Che fine ha fatto? Uno solo era il numero di telefono di Jimmy Ruggeri, per quanto ne sapessero parenti e amici: ma questo cellulare (con relativa sim) è stato trovato in tasca al quarantaquattrenne imprenditore di Telgate, dopo che i killer gli hanno sparato. Dov'è l'altro? Si sa che poco tempo fa Jimmy aveva acquistato un telefonino nuovo, uno smartphone di ultima generazione. Un modello touch-screen. Dopo averlo usato per un breve periodo, tuttavia, tornò a utilizzare il suo vecchio cellulare.

Secondo alcuni, l'unica preoccupazione che Jimmy aveva manifestato di recente era quella per l'udienza, fissata per settimana prossima a Vicenza, a cui avrebbe dovuto prendere parte come imputato, con l'accusa di false fatturazioni. «Ma quella - avverte il fratello maggiore - era una vicenda vecchia e tutto sommato relativa». Per Bruno Ruggeri, quel procedimento (che fra l'altro Jimmy stava per chiudere con un patteggiamento) non basta certo a spiegare il tragico epilogo di sabato mattina. Ci sono poi i lunghi viaggi in Brasile, che Jimmy fece nel 2009 e nel 2010, rispettivamente per tre mesi e un mese. «Ma in Sudamerica c'era andato come volontario - precisa Bruno - per conto di un'associazione benefica. Si occupava di 20-30 ragazzi, li accompagnava a scuola, insegnava loro a giocare a calcio. Tornato in Italia, Jimmy era entusiasta di quella esperienza». Possibile che laggiù avesse però incontrato persone sbagliate, che potrebbero aver approfittato della sua generosità per coinvolgerlo in qualche affare pericoloso? «No, lo escludo - scandisce Bruno - anzi, aveva detto che gli sarebbe tanto piaciuto tornare, in Brasile». Bruno Ruggeri e il resto della famiglia ora attendono di poter fissare la data dei funerali di Jimmy. Giovedì ci sarà l'autopsia, poi il pubblico ministero Carmen Pugliese dovrebbe concedere il nulla osta.

fa.tinaglia

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