Domenica 06 Ottobre 2013

Ruggeri, gli amici sotto torchio
Sono previsti nuovi interrogatori

«Ho la massima fiducia nell'operato dei carabinieri, che stanno lavorando molto bene». Il pm Carmen Pugliese è sommersa dalle carte nel suo ufficio in procura. È sabato, poco prima dell'ora di pranzo, ma c'è così tanto da lavorare sull'omicidio di Gian Mario «Jimmy» Ruggeri che da una settimana a questa parte, per chi indaga, non esistono sabati o domeniche.

Il 28 settembre, alle 8,45, due killer hanno sparato al fratello dell'ex presidente dell'Atalanta freddandolo con tre colpi, uno alla schiena e due alla testa (il quarto lo ha sfiorato a una mano, il quinto è andato a vuoto) mentre stava entrando nella palestra CastelGym di Castelli Calepio. Da quel momento magistrato e carabinieri non hanno smesso di interrogare testimoni, raccogliere prove. Il magistrato ha appena incontrato il comandante del nucleo investigativo di Bergamo. Il riserbo è massimo.

C'è ancora tanta gente da sentire: da lunedì proseguiranno gli interrogatori degli amici di Jimmy, a cui forse aveva confidato preoccupazioni che ai familiari non aveva avuto il cuore di raccontare. C'è chi dice che negli ultimi giorni era parso spaventato, forse minacciato. Ma da chi e per quale motivo? Tutte le piste vengono prese in considerazione.

Le prove fisiche in mano agli investigatori non sono molte: non c'è stata colluttazione e quindi nessun Dna da comparare. I killer non l'hanno nemmeno sfiorato, hanno lasciato solo i proiettili calibro 9 dell'arma usata per ucciderlo, che potranno essere confrontati nel momento in cui si troverà la pistola. Le telecamere di via Paghera hanno ripreso i sicari in moto nel momento della fuga, ma le immagini non sono molto nitide e comunque è probabile che i due abbiano montato una targa clonata.

Leggi le due pagine dedicate all'argomento su L'Eco di domenica 6 agosto


m.sanfilippo

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