Martedì 08 Ottobre 2013

Jimmy fu aggredito nel 2011
I suoi amici saranno riascoltati

Domanda: possibile che prima dell'esecuzione non sia arrivato alcun avvertimento a Gian Mario «Jimmy» Ruggeri? Ossia: davvero nessuna minaccia o spedizione punitiva prima di scomodare i proiettili calibro 9? Sono i quesiti che guidano gli inquirenti, impegnati in queste ore anche a verificare se ultimamente ai danni dell'imprenditore di Telgate, freddato da due sicari il 28 settembre a Castelli Calepio, risultino aggressioni o atti intimidatori.

A parte la chiamata ricevuta 48 ore prima di morire, mentre si trovava nel negozio di estetista della ex fidanzata Jessica Rota («È una telefonata che non auguro di ricevere a nessuno», avrebbe esclamato Ruggeri), ma sulla quale gli investigatori paiono propensi a minimizzare, bisognerebbe risalire a un paio di anni fa per imbattersi in un episodio che fa drizzare le antenne a chi indaga.

Nel 2011 Jimmy era tornato a casa col volto tumefatto. Aveva raccontato di essere stato malmenato da un protettore albanese dopo un litigio che l'imprenditore aveva avuto con una lucciola incontrata in strada, dalle parti di Cavernago. Per scrupolo d'indagine, l'episodio è al vaglio degli inquirenti che si stanno occupando del delitto, ma non pare rientrare tra quelli che possano portare l'inchiesta molto lontano.

Si sa che fino a qualche anno fa Jimmy era un tipo che viveva sopra le righe, ma non risultava frequentare (almeno come soggetto attivo) il mondo del crimine. E questo potrebbe fornire spunti agli investigatori. Perché, se minacciato, difficilmente uno privo di vaglia delinquenziale riesce a tenere tutto per sé. Qualche confidenza, per trovare conforto nell'interlocutore, se la lascia sfuggire, anche generica. È anche per questo motivo che i carabinieri, coordinati dal pm Carmen Pugliese, hanno deciso di risentire gli amici e i familiari della vittima.

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m.sanfilippo

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