Mercoledì 16 Ottobre 2013

«L'EcoLab» ha tirato le fila:
«Bergamo ricominci dai quartieri»

«L'EcoLab» ha tracciato le fila dell'anno di lavoro trascorso ad interrogare Bergamo e i bergamaschi su com'è la città e su come dovrebbe essere. In una situazione sempre più complessa tornano ad aver maggior forza quelle realtà territoriali più consolidate: è il caso dei quartieri.

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Le proposte per una città abitabile sono frutto dell'analisi di una città che cambia sempre più velocemente. Modellata dai flussi migratori esterni, ma anche interni: è il caso del rapporto con un hinterland sempre più «pesante» in termini numerici. Ma anche dalla crisi, che sta cambiando abitudini e necessità, mettendo a dura prova relazioni consolidate e punti di forza: come il sistema del sociale, sempre più destinato ad essere ripensato nell'ottica di un rapporto più proficuo pubblico-privato.

Mettiamo i quartieri al centro
In una situazione sempre più complessa tornano ad aver maggior forza quelle realtà territoriali più consolidate: è il caso dei quartieri, che per gli abitanti del capoluogo si confermano un punto di forza. Per la fascia anziana è il più intimo riflesso di identità locale, per i giovani è il trampolino di lancio verso esperienze più allargate.
Un luogo centrale nelle dinamiche quotidiane, vissuto in modo differente secondo le varie fasce d'età: in questo senso il quartiere è una realtà estremamente permeabile e malleabile, capace cioè di interpretare diverse esigenze di vita e prospettive. Un panorama dove gli oratori giocano un ruolo di primo piano: una proposta che gli abitanti individuano come qualitativamente forte se paragonata a quelle più spontanee, come piazze, parchi e panchine, che comunque mantengono una propria centralità
Nella percezione di chi li vive, i quartieri restano un punto di forza, quasi mai percepiti come realtà ghettizzanti. Il che non esclude comunque il verificarsi di tensioni, soprattutto nella gestione degli spazi pubblici, frutto anche dell'assenza di spazi strutturati di confronto e aggregazione tra bergamaschi e nuovi cittadini.

La sfida: riprendiamoci i cortili
Ma Bergamo è una città per bambini? Così così. I servizi ci sono, e sono di livello, ma da soli non bastano: le famiglie bergamasche chiedono così a gran voce una maggiore attenzione. Il sistema della scuola dell'obbligo, la rete delle materne e dei nido funziona, ma da sola non basta più a fare fronte ad esigenze sempre più complesse.
L'energia e la creatività dei bambini meritano spazi più sicuri e vivibili, e qui il tema si riallaccia al punto precedente, quello dei quartieri: l'invito emerso nel blog è quello di riprendersi le strade, i cortili. Lavorare per una città sempre più accogliente per i piccoli, cominciando dal rimuovere i divieti di gioco presenti in alcuni condomini, come fatto a Milano.

Una fragilità invisibile
Pur nelle difficoltà, Bergamo è una città ricca. Economicamente, ma anche di risorse umane. Eppure qualcosa comincia ad incrinarsi, nei rapporti intergenerazionali e non solo. Bergamo non è una città per giovani, considerato che i ragazzi possono contare su pochi spazi d'aggregazione e possibilità relativamente scarse di protagonismo. E sullo sfondo, l'eterno (e irrisolto) conflitto tra la città che vuole divertirsi e quella che invece vorrebbe dormire: paradigma di una città che da una parte vorrebbe essere per tutti, ma in realtà non è davvero di nessuno.
Sul versante (generazionalmente) opposto, la terza età e spazi come i centri anziani dei quartieri che talvolta assumono i contorni di «parcheggio». Senza cioè una necessaria progettualità. E ancora, la complessa situazione dei genitori-lavoratori e la difficoltà a trovare spazi per i figli: il che riporta all'attenzione la centralità (ma anche la contestuale fragilità) della rete familiare. Debolezze che rischiano di diventare croniche laddove la crisi travolge soggetti insospettabili e li trascina ai margini: come i padri separati: una vera emergenza dei giorni nostri.

Tra pubblico e privato
Marginalità sempre nuove che mettono in evidenza la necessità di un coordinamento più efficace tra pubblico e privato. Con il primo nel ruolo di regista, capace di coordinare e pianificar le varie iniziative, in particolar modo attraverso l'erogazione di contributi economici e la determinazione dei parametri essenziali nell'erogazione dei servizi.
Il secondo invece si avvia a diventare sempre più protagonista, al punto da reclamare spazi: sia in ambito culturale che nel mondo giovanile, con l'istituzione di tavoli permanenti di confronto con il variegato mondo associazionistico.

Volontariato e comunicazione
Il no profit è sempre stato il fiore all'occhiello di Bergamo: sono 170 le associazioni che s'impegnano per arrivare laddove i servizi scarseggiano o fanno fatica. Ma anche sul versante culturale, la proposta è notevole. Manca però una comunicazione coordinata dei servizi offerti sul territorio, e spesso a farne le spese sono le fasce più deboli: la richiesta emersa è quella di renderli più fruibili e conosciuti.

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a.ceresoli

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