Mercoledì 28 Gennaio 2009

«Mille euro al mese
e due figli? Niente bonus»

In televisione si annunciano le misure del bonus per le famiglie? Il giorno dopo è automatico che allo sportello dei centri assistenza fiscale dei sindacati si formi la fila o i telefoni prendano a squillare ininterrottamente. Per il bonus fiscale per esempio, una delle misure straordinarie promosse dal Governo per aiutare le famiglie con difficoltà economiche (approvata ieri sera in Senato), nell'ultimo mese il solo Caf (Centro di assistenza fiscale) della Cisl si è visto inoltrare oltre 6.000 richieste. Peccato che dalle scarne informazioni che inevitabilmente possono trasmettere in sintesi i mass media sugli aventi diritto, alla giungla di variabili per accedere ai fondi previste dalle carte bollate, in realtà molte delle persone che fanno richiesta del bonus ai Caf debbano essere rispedite al mittente. E spesso si tratta comunque di persone o nuclei familiari che in realtà non se la passano molto bene.

Giovani precari senza tutele
«Giovani precari, famiglie numerose e persone disabili sono tra i più svantaggiati - spiega per esempio Lucia Cometti, dalla sede del Caf Cisl di via Carnovali tra una telefonata e una consulenza agli operatori dello sportello -: il bonus fiscale, per esempio, non aiuta chi è più in difficoltà. È venuto un ragazzo con un contratto di collaborazione a progetto e un reddito molto basso: sperava di poter accedere al bonus avendo reddito inferiore a 15 mila euro. Ma ha scoperto che non è per i lavoratori attivi ma solo per i pensionati. Eppure con poco più di 7.500 euro in un anno non può tirare avanti. Un altro caso per esempio è quello di un giovane con un fratello disabile. Sperava di poter accedere agli aiuti economici e invece anche in questo caso i fondi sono riconosciuti solo se il disabile è nella condizione di figlio. Eppure proprio i portatori di handicap che magari hanno perso i genitori sono i più svantaggiati. Per non parlare infine delle famiglie numerose che con cinque componenti e un reddito inferiore a 20 mila euro corrispondono a una fascia bassissima. Per queste persone 600 euro in un anno, dopo una lunga trafila burocratica per accedere ai fondi, sono un'inezia. È stata fatta molta pubblicità ma, gratta gratta, non rimane granché».

Solo su richiesta, e l'iter è lungo
Il primo baco nel sistema è sicuramente quello dell'accesso alle agevolazioni solo se si fa richiesta. L'informazione mediatica in questo senso ha messo in allerta famiglie e pensionati sui requisiti generali per accedere agli aiuti economici, ma le informazioni sono parziali per le necessità di sintesi. Serve dunque rivolgersi agli sportelli del territorio per scoprire che l'accesso ai bonus è una strada tutta in salita fatta di una documentazione piuttosto elaborata da compilare, necessità di spendere molto tempo e molta pazienza per districarsi tra richieste di reddito, di Isee, oppure Ise, ma anche clausole di vario genere e infine riuscire a comprendere a quale tavolo istituzionale consegnare la pratica.

Accesso per redditi troppo bassi
Quando si entra poi nel merito dei singoli bonus si scopre che alcune categorie di persone che potrebbero realmente avere bisogno di un aiuto economico restano escluse come per esempio i giovani che hanno lavori saltuari, guarda caso i primi a perdere un impiego quando l'azienda è in difficoltà, ma anche le famiglie numerose a causa di alcune iniquità dei redditi tra chi ha più o meno componenti a carico, e i portatori di handicap che non vivono con i genitori. «Si sono generate grandi aspettative attraverso le campagne televisive ma in realtà hanno accesso a questi bonus - conferma poi Fabio Nava, dirigente del Caf Cisl Bergamo - le famiglie con condizioni di reddito molto basso. Il ceto medio o medio basso poi non ha alcun vantaggio». Una famiglia di quattro componenti con un reddito poco più alto dei 20 mila euro, deve mandare avanti baracca e burattini con mille euro netti al mese. Un'impresa ardua eppure non ha diritto neppure al bonus fiscale di 500 euro all'anno.

Sottratti fondi al sociale
«Questi provvedimenti - sottolineano infine i sindacati dei pensionati Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp Uil - sono stati coperti dal punto di vista economico da tagli ai fondi sociali e ai Comuni. Di conseguenza si possono immaginare le ricadute possibili in termini di diminuzione di servizi e prestazioni per le persone anziane sul territorio».

r.clemente

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