Mercoledì 25 Febbraio 2009

Il vescovo Amadei: Quaresima
riscopriamo la sobrietà

«Convertiti e credi al Vangelo»: è l'invito rivolto da Dio a ciascuno di noi e alle comunità all'inizio di ogni Quaresima, durante la quale Egli offre, con abbondanza particolare, la grazia di riportare al centro della nostra attenzione, del nostro cuore e delle nostre decisioni, Gesù morto e Risorto, che è la Bella Notizia in assoluto. Ritornare a Lui ascoltandolo con più frequenza e disponibilità nella preghiera; accogliendolo come guida, luce e forza nella celebrazione eucaristica, vissuta con gioia e con il reale impegno a lasciarsi cambiare da Lui nel nostro modo di pensare, di valutare le varie vicende, di relazionarsi alle persone, di affrontare i problemi quotidiani.

Ritornare a Lui per divenire sempre più ciò che per dono abbiamo iniziato ad essere nel Battesimo: membri della Chiesa, figli dell'Unico Padre capaci di condividere la sua apertura accogliente e il suo servizio incondizionato rivolto a tutti. Ritornare a Lui per meglio comprendere la ricchezza e la dignità della nostra e altrui esistenza, per verificare le offese a questa dignità in noi e nel rapporto con gli altri. Individuare queste offese e riconoscere con lealtà le nostre responsabilità, le scelte sbagliate che impoveriscono, in noi e negli altri, l'umanità rivelata da Gesù e rendono più difficile il cammino comune. Verificare e mutare realmente il nostro vissuto quotidiano. Ritornare a Lui per evitare il pericolo, sempre presente, di una fede vissuta superficialmente e ridotta ad alcuni gesti religiosi senza incidenza sul modo di pensare e gestire la vita personale e quella sociale. Ritornare a Lui per sentirci sempre più Chiesa, cioè popolo di Dio con il dono-compito di testimoniare, con la parola e la vita di ogni giorno, la Speranza rivelata e realizzata dalla Pasqua. Testimoniare che quanto più si vivono le relazioni tra le persone alla luce del Vangelo, tanto più la convivenza umana è ricca di autentica umanità nella fraternità, nella solidarietà e nella pace.

La testimonianza della Chiesa dipende dal contributo di tutti e di ciascuno. Il richiamo a sentirci responsabilmente Chiesa deve essere avvertito con maggior intensità quest'anno, perché tra pochi giorni accoglieremo il nuovo Pastore della nostra diocesi, monsignor Francesco Beschi. Tale evento deve ricordare a tutti che non siamo cristiani da soli, ma siamo stati generati alla fede dalla Chiesa, e resi membri della famiglia di Dio guidata dal vescovo che ha il compito di stimolare e garantire la fedeltà a Gesù Cristo Risorto da parte dei singoli credenti e della comunità. Assicuriamo al vescovo Francesco la nostra vicinanza con la preghiera, con l'affetto e con l'impegno a vivere con maggior responsabilità la nostra appartenenza ecclesiale. L'autenticità del ritorno a Gesù Crocifisso e Risorto è dimostrata soprattutto dalla condivisione della sua carità nell'apertura ai bisogni dei vicini e dei lontani, dall'impegno a offrire il proprio contributo perché nella società vi siano attenzione, ascolto e condivisione dei problemi di tutti e in particolare di chi rimane ai margini. Tutti guardiamo con preoccupazione alla grave crisi economica mondiale e ogni giorno ne costatiamo le ricadute dolorose sulle persone e sulle famiglie.

Non ho la competenza per offrire dei suggerimenti sulla modalità da seguire per fronteggiare questa situazione, probabilmente determinata anche da un'economia che non ha posto al centro l'uomo concreto e l'interesse di tutti ma il guadagno facile di pochi. Un'economia fondata sull'esaltazione del consumo ad ogni costo senza distinguere tra la creazione dei beni e dei servizi essenziali per il raggiungimento del bene della collettività e di ciascuna persona, da ciò che è voluttuario e possibile a pochi; tra uno sviluppo sostenibile nell'oggi e nel domani, e quello scriteriato che non pensa alle generazioni future e a chi già muore di fame. La Caritas, insieme ad altre realtà, ha istituito un «Fondo di Solidarietà» per raccogliere le offerte già date dalla diocesi e quelle che saranno inviate dai singoli, dalle parrocchie e dalle altre istituzioni. L'obiettivo del Fondo è di offrire un piccolo aiuto alle famiglie realmente impoverite dalla perdita del lavoro, aiutandole, almeno parzialmente, nell'affrontare i problemi più immediati e nel ritrovare i percorsi necessari per uscirne nel modo migliore. E' una piccola goccia in un mare di bisogni che ogni giorno sembra allargarsi sempre più. Non può e non vuole sostituirsi alla responsabilità del governo, degli amministratori, dei responsabili dell'economia e di altre lodevoli iniziative. Oltre l'aiuto economico possibile e sempre inadeguato, vuole sollecitare l'impegno e la solidarietà di tutti; una solidarietà diffusa che ci renda attenti e responsabili dei bisogni dei vicini e dei lontani. Un impegno che nasce dalla convinzione che non ci si salva da soli ma mettendosi insieme sia per trovare le soluzioni tecniche, sia nel ripensare il modello di sviluppo dando un'anima umana all'economia, avendo presente non l'interesse di pochi ma quello di tutti, vicini e lontani, delle generazioni presenti e di quelle future. Vuole pure ricordare che tutto questo sarà possibile solo se si cambierà stile di vita riscoprendo la necessità della sobrietà, cioè dell'uso moderato dei beni posseduti, considerandone non principalmente la quantità ma la qualità, vale a dire la capacità di favorire il vero sviluppo personale e degli altri con una distribuzione più equa dei beni essenziali, evitando di ridurre la vita a una ricerca sfrenata di cose e di avventure da consumare. Soltanto la sobrietà può rendere possibile la «solidarietà quotidiana», cioè l'attenzione ai bisogni di chi incontriamo ogni giorno; solidarietà che condivide l'ascolto, i beni per alleviare le necessità più urgenti, superando l'egoismo personale e familiare aprendoci a tutti e per sostenere le diverse iniziative che, in modo efficace e continuo, intendono convogliare gli aiuti evitando che si disperdano in mille rivoli.

Questa solidarietà favorirà il sorgere un'economia realmente a servizio di tutti, e la capacità di educare le nuove generazioni orientandole a scoprire che lo scopo della vita e l'autentica strada verso la felicità condivisa con tutti, non stanno nel ricercare le cose egoisticamente, con ogni mezzo e pretendendo di averle subito, ma nell'apertura solidale verso tutti e nell'impegno comune a costruire le condizioni perché tutti possano vivere dignitosamente. Anche il Papa, raccomandando il digiuno, sottolinea che il privarsi di qualcosa - la sobrietà - aiuta a comprendere che la fame di vita non la si può soddisfare pienamente con le cose ma nell'apertura all'Amore di Dio manifestato pienamente nel Crocifisso Risorto. E, quindi, il desiderio di vita può essere portato a compimento soltanto accogliendo Colui che è Pane di vita eterna e vuole condividere con noi la sua incondizionata e gratuita dedizione per tutti, specialmente per chi è nel bisogno. Vissuta così la sobrietà-solidarietà non è solo sacrificio e dovere di giustizia, ma è la «grazia» di poter condividere la ricchezza della vita di Gesù Crocifisso e Risorto, l'umanità pienamente realizzata. Il Signore ci sostenga in questo cammino.

Mons. Roberto Amadei

fa.tinaglia

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