Lunedì 06 Luglio 2009

Macario risponde a Guerini
«Sarà contrapposizione dura»

Francesco Macario, ex assessore al Patrimonio, Edilizia privata e Politiche della casa nella Giunta Bruni, replicato alla lettera che Dario Guerini, ex assessore al Bilancio e alla Sicurezza della stessa Giunta, aveva indirizzato al neo sindaco Franco Tentorio e al sindaco uscente Roberto Bruni. Se Guerini aveva auspicato una comunione d'intenti tra i due schieramenti di Palazzo Frizzoni, Macario sottolinea le grandi diversità di vedute tra centrodestra e centrosinistra e «l'urgenza di esercitare una contrapposizione netta e senza cedimenti» 

«Caro Dario - è scritto nella lettera - , ho letto con attenzione la lettera da te indirizzata a nuovo sindaco Franco Tentorio e a Roberto Bruni e, considerando l’amicizia e la stima che ci lega, vorrei intervenire anch’io sulle questioni da te sollevate. Ora tutti sappiamo qual è la reale situazione del Paese e della crisi che lo attraversa, situazione gravissima e sempre disconosciuta pubblicamente dal centrodestra, a iniziare dal presidente del Consiglio. Una situazione che appare tanto più grave se si sfogliano i giornali locali e si vedono gli elenchi delle aziende che chiudono, delle casse integrazioni che si avviano a scadenza, dei precari rimasti senza alcun lavoro».

«Ovviamente ciò ha inevitabilmente, e avrà ancor più, ricadute anche sulle pubbliche amministrazioni. Si avvicinano tempi durissimi. E qui ti esterno il mio dissenso rispetto al tuo discorso, tu dalla grave situazione generale ne deduci la necessità di fare prevalere in questo clima uno spirito di concordia per il bene comune, io il contrario. Vorrei spiegarmi meglio. Forse ti sarà sfuggito che la vera questione sottesa alla recente campagna elettorale è stata in realtà centrata, a dire il vero un po’ in sordina, sulle sorti urbanistiche e sociali della città».

«Si sono confrontate, in sintesi, due ipotesi. La prima, la nostra del centrosinistra, tentava di proporre la visione di una città non immobile in cui però ci si facesse carico di alcuni temi di rilevanza sociale (mantenimento dei servizi sociali, aumento del verde, la casa, la partecipazione dei cittadini, la pedonalizzazione progressiva della città, il rilancio turistico e culturale della città, ecc.), una mediazione alta, tra interessi divergenti (quella degli investitori e quelli "sociali"), capace di aprire una reale nuova prospettiva che ci assimilasse, in termini di modernità, ai grandi centri urbani europei. Una mediazione che prevedeva in regime di scarsità di risorse un costo sociale di cui le parti ricche della città (le uniche detentrici di risorse in questa fase) dovevano farsi carico (quello che Tentorio indica, non capendo la sostanza, con la banalizzazione del termine "fare cassa")».

«La seconda che ripropone l’insipida cittadella dello sport (con annesso Iper da 70.000 mc sui terreni di una nota famiglia di imprenditori) al posto del parco agricolo (alla faccia degli anti cementificatori), l’inutile tangenziale Est (già tangenziale Percassi), cioè le grandi opere appannaggio dei grandi gruppi imprenditoriali, la riapertura al traffico veicolare privato di ampie zone della città (come desiderano i commercianti), lo stop alla realizzazione della case sociali (anzi la vendita di parte dello stock abitativo pubblico) con la conseguente rinuncia a ogni intervento del pubblico sul mercato edilizio che viene riconsegnato alla mancanza di regole del mercato dei soliti noti, ecc.».

«Una visione provinciale ammantata di aspetti nostalgici e reazionari, incapace di svincolarsi, anche minimamente, dalle solite relazioni con le solite consorterie economiche, di cui si accettano i desiderata senza alcuna visione pubblica e generale del destino della città. In sostanza si è accettata, non riesco a capire quanto coscientemente, la logica che gli interessi particolari di "coloro che contano" sono di fatto gli interessi di tutta la città e di tutti i cittadini (forse le polemiche sul conflitto di interessi di alcuni dei nuovi assessori rappresentano plasticamente questa situazione più che l’ingerenza dei partiti sulle scelte del sindaco, con conseguente riproposizione ad assessori di persone che nemmeno hanno ottenuto i voti e la fiducia dei cittadini per assurgere a un ruolo pubblico)».

«Dico nostalgica perché, a me come a molti, sfugge la differenza tra il programma di Tentorio e quello di Veneziani (di cui Tentorio era vicesindaco), quello di cinque anni fa, che su queste proposte fu spedito a casa. Il tutto aggravato dall’indecente campagna xenofoba e sicuritaria scatenata dalla Lega Nord, campagna che come ben sai non trova alcun riscontro nei dati statistici reali sull’andamento dell’immigrazione e della criminalità nella nostra città. È chiaro che la Lega ha avuto, in una situazione di crisi, buon gioco a muovere su temi xenofobi scatenando i penultimi contro gli ultimi (vedi voto in alcuni quartieri popolari), solleticandone le paure sociali, e sfruttando il fatto che gli ultimi sono esclusi dal voto (e qui tanto più risultano incomprensibili le resistenze nel centrosinistra sul tema della concessione del voto agli immigrati, almeno amministrativo, un errore imperdonabile)».

«Tra l’altro sui dati sulla criminalità il novello assessore alla Sicurezza (segretario provinciale della Lega Nord) afferma in un'intervista giornalistica: "Sono stato nominato da un paio di giorni e solo nelle ultime ore vengo a conoscenza dei dati e dei numeri di Bergamo". Incredibile dichiarazione per un partito (e per una coalizione) che sul tema della sicurezza, di cui non sapevano per loro ammissione nulla, ha centrato l’intera campagna elettorale, facendo scomparire ogni discussione reale sul futuro complessivo della città».

«Forse il tuo appello al che si evitino "posizioni ideologiche" dovresti quindi indirizzarlo a questo signore più che a esponenti della coalizione. Insomma una parte della città ha ribadito, una volta di più, che la città è "cosa loro" e che non sono disposti a mediarne i destini con nessuno, soprattutto se ciò comporta per loro dei costi di cui evidentemente non intendono farsi carico. È in questo contesto che non capisco il tuo richiamo a "evitare di far prevalere lo spirito di parte rispetto al bene della città". Un richiamo che ha già avuto una risposta precisa, una risposta forte e chiara. Il bene della città è per questi signori, esclusivamente il loro, e non comprenderà quartieri periferici (vedi la cementificazione dei terreni intorno a Grumello al Piano), interessi ambientalisti (riduzione delle ciclabili e revisione del Pgt), classi sociali disagiate (proposte di cessione dell’edilizia Economica e Sociale), ovviamente gli immigrati (ridotti a solo problema di ordine pubblico da gestire con le ronde), ecc.».

«Un’ipotesi che esclude la parte che ha votato per Bruni, e che comunque è il 41% dell’elettorato, oltre gli immigrati, cioè un altro 20% della popolazione cittadina che non ha diritto al voto. Una situazione sociale che presto si rivelerà insostenibile e foriera di gravi conflitti sociali. La mediazione (tra ciò che forse a posteriori possiamo dire non era mediabile) è stata, con molta buona volontà, tentata, rimane solo la contrapposizione dura altro che "concordia per il bene comune", infatti d’ora in poi ogni appello al bene della città non può esimersi di indicare in questo contesto quale sia questo bene e su quali interessi e ceti sociali si appoggi, o rischia di essere percepito come collusione ulteriore con l’avversario».

«Una stagione si è chiusa, ne inizia un’altra di conflitti radicali di contrapposizione tra coloro che vogliono imporre il loro particolare interesse come l’unico possibile e quello generale e tutti gli altri che non sono disposti a accettare questa situazione. Un conflitto che nulla a però a che fare con la "vanagloria degli attori politici" o la ricerca di visibiltà di cui parli. Una stagione in cui è bene che in Consiglio si stia ovviamente su toni civili (ma questo bisognerebbe dirlo più a taluni esponenti della Lega Nord), ma che non può esimersi da essere anche in quello spazio contrapposizione netta e senza cedimenti. Con amicizia Francesco Macario».

m.sanfilippo

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