Martedì 14 Luglio 2009

Chi siete? Dove andate? Un fiorino
Orio, pagare la sosta non va giù

«Gentili Signori, Vi scrivo per segnalare cosa si deve aspettare chi, come me, ha la disavventura di dover accompagnare un passeggero in partenza dall'aeroporto di Bergamo/Orio al Serio. Provenendo dall'autostrada, si accede all'aeroporto svoltando a sinistra al semaforo che precede il sottopasso. Una volta fatta questa manovra non esiste più nessuna possibilità di invertire la marcia: la strada è a senso unico e, a meno di voler violare il codice della strada e rischiare un incidente, si è costretti a seguire il percorso. Dopo pochi metri, ci si trova davanti a un bivio: da una parte non si può andare perché riservato ai soli mezzi pubblici, dall'altra si deve entrare, attraverso una sbarra, in un parcheggio di sosta breve».

«Non esistono alternative, a quel punto SI DEVE accedere al parcheggio. Un cartello informa che per una sosta minima di 15 minuti la tariffa è di 0,5 euro. Se anche si desidera solo far scendere una persona senza bagaglio, si è costretti a pagare la sosta minima prima di poter uscire (ma questo non e' scritto sul cartello). Ora mi chiedo e Vi chiedo: è normale che sulle indicazioni di ingresso all'aeroporto non sia segnalato che l'accesso è SOLO a pagamento?».

«Un cittadino non ha forse il diritto essere informato, così da poter scegliere se pagare un servizio o cercarsi un'alternativa? Chi deve mettere le eventuali indicazioni? SACBO? Il Comune? È normale che un aeroporto con ambizioni internazionali non sia in grado di offrire ai propri passeggeri la possibilità di essere accompagnati alle partenze senza dover per forza pagare una sosta non necessaria e non voluta, come succede in qualsiasi altro aeroporto?».
 
«Venendo alla mia esperienza personale, il 13 Luglio, mi è sembrato di vivere la scena del gabelliere nel film «Non ci resta che piangere»: "Chi siete? Dove andate? …. Un fiorino!". La parte del gabelliere era impersonata da un signore messo appositamente a informare gli automobilisti in coda che "prima di uscire bisogna pagare alla cassa". Ho cercato inutilmente di protestare con lui di non aver parcheggiato ma di essermi solo fermato per far scendere un passeggero. Le repliche a qualsiasi rimostranza non andavano oltre l'unica risposta: "non mi interessa, si rivolga a Sacbo"».

«Testardamente mi sono rivolto a Sacbo. Ho inutilmente protestato con una gentile signora la mia volontà di non pagare per un servizio non richiesto e non avuto; non avevo nessuna intenzione di sostare nel parcheggio e l'unico (dis)servizio ricevuto durante la mia permanenza nel parcheggio sono stati 5 minuti di coda per poter raggiungere la sbarra di uscita. La risposta di Sacbo è stata lapidaria: "prima paghi (congiuntivo), poi faccia reclamo"».

«Chiaro che dei 50 eurocents (diventati poi 1 euro per via del tempo trascorso inutilmente a protestare) mi interessa poco o nulla, ma ritengo degno di una società civile la tutela del diritto dei suoi cittadini di poter scegliere se fruire o meno di un servizio (nel caso presente non posso neppure chiamare un servizio l'essere costretti a fare una coda alla cassa per pagare un'altra coda verso l'uscita)».

«Nel caso di Sacbo tale diritto non è rispettato: nessun cartello informa preventivamente il cittadino che l'aeroporto è accessibile solo a pagamento. Non sono sicuro che questa mia protesta possa cambiare qualcosa, ma ho ritenuto comunque irrinunciabile esporre le mie ragioni. Se volete, potete anche rispondermi: "Sì, ma chi siete? dove andate? … Un fiorino!" ….. Quanto meno mi rendero' conto del periodo storico in cui vivo».

m.sanfilippo

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