Giovedì 06 Agosto 2009

Abiti contraffatti ed evasione fiscale
Coinvolte ditte di Foresto e Palazzolo

Abbiglimento contraffatto e un gruppo di imprese che evadeva il fisco. I finanzieri della Compagnia di Treviglio, nel corso di un'indagine per usura, hanno scoperto un illecito commercio di abiti contraffatti ed una ingente evasione fiscale. Il caso è nato dalla denuncia di un commerciante di Covo che, per ovviare ad una momentanea mancanza di liquidità, si era rivolto ad un imprenditore di Pontoglio, con un'attività legata al mondo dell'abbigliamento a Grumello del Monte, chiedendo in prestito piccole somme di denaro necessarie per il funzionamento dell’attività.

A fronte di tali prestiti, il «finanziatore» pretendeva che la vittima gli consegnasse, a garanzia, assegni o cambiali a breve termine per un importo comprensivo degli interessi, nella misura del 10-15% mensile. Con la minaccia di presentare all’incasso questi titoli, l’usuraio è riuscito sempre più a legare a sé il commerciante, il quale, nel volgere di pochi mesi, si è indebitato per più di 40 mila euro. Impossibilitato a far fronte al crescente debito e stanco delle continue richieste di rientrare, agli inizi dell’anno ha deciso di rivolgersi alle forze dell'ordine, denunciando il fatto.

Da delle perquisizione effettuate dalla Guardia di finanza di Treviglio, i militari hanno trovato molti documenti dai quali è stato possibile individuare altri soggetti vittime dell’imprenditore. Inoltre, presso l’abitazione dell’usuraio, in particolare ben nascosti dentro l’autorimessa, i finanzieri hanno trovato molti giubbotti, scarpe e pantaloni con marchi contraffatti, scoprendo così che l’imprenditore era attivo anche nel commercio di questi capi di abbigliamento.

Dopo aver denunciato l’usuraio anche per questo reato, l’esame della documentazione trovata nella sua abitazione ha permesso, da un lato, di ricostruire il «giro» usurario complessivo e, dall’altro, di risalire a due imprese bergamasche operanti nel settore edile di Credaro e Palazzolo Sull'Oglio che avrebbero evaso il fisco per milioni. Le due aziende (i legali rappresentanti sono rispettivamente di Credaro e Foresto Sparso), attraverso il noto meccanismo dell’indebita compensazione dei debiti tributari e previdenziali con crediti d’imposta inesistenti in quanto derivanti da fatture false, non avrebbero infatti versato imposte e contributi per oltre 5 milioni di euro. Per questo motivo, i rappresentanti delle imprese coinvolte sono stati denunciati all’autorità giudiziaria, che ha anche emesso un decreto di sequestro preventivo delle loro disponibilità finanziarie e patrimoniali.

fa.tinaglia

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